DAL MONDO MACUA

CONOSCIAMO I MACUA

Ma non era mia intenzione fare una lezione di grammatica!

Anzi, questa volta, invece di raccontarvi tante cose di me, vorrei iniziare a inserirvi nelle lettere degli aspetti della cultura Macua e qualche riflessione di missionaria spiritualità per far conoscere qualcuno di me e imparare ad amare e rispettare questo popolo. Poi, casomai, alla fine vi dico anche venire …

Prendo alcuni dati da uno studio fatto da due antropologi mozambicani e di cultura macua.

IL POPOLO MACUA

“Tutti gli uomini furono creati sul monte Namùli (zona interna della Provincia della Zambesi).

Dio, un giorno, nelle profondità di questo monte creò i maschi facendoli germogliare da un baobab. Da quel regno misterioso, gli uomini, in piccoli gruppi, passarono per l’abisso e uscirono alla luce. Da queste stesse profondità uscirono anche gli animali che popolano il mato: gazzelle, antilopi, elefanti e leoni.

Ogni gruppo di amici che usciva riceveva un proprio nome, che li univa tra di loro come se fossero tutti fratelli e sorelle. Si formano così vari clan: tutti quelli che ora occupano il territorio macua.

Per molto tempo vissero tutti sul monte Namùli o nei terreni vicini, divisi in famiglie e con la proibizione più assoluta di comunicare tra di loro. Arrivò però il tempo in cui sentire la necessità di sposarsi. Venite una volta una volta che fratelli e sorelle tra loro? Il problema era grave perché la morte iniziava ad eliminarli.

Si fece quindi una riunione, durante la quale gli anziani decretarono che chi desiderasse sposarsi passasse a dimorare nella famiglia della moglie, ma sempre per la madre, cioè quella di origine. I figli che nascessero dal matrimonio rimarrebbero nella famiglia della moglie.

La decisione è diventata ancora in vigore. Da allora tutti gli uomini procurano la moglie nel gruppo vicino, ma entrano come pellegrini, come ospiti di onore.

Nacquero figli. Non potendo considerarlo come sua lanciò lo sguardo su quelle della sorella, perché voleva essere chiamato papà.

In breve tempo i Macua si moltiplicarono tanto che diventò necessario abbandonare la montagna e sparpagliarsi per la valle. Ma nessuno dimenticò l’abisso da cui era uscito.

Ancora oggi ogni Macua dice: “Miyo kokhuma oNamuli, io sono uscito dal monte Namuli”.

(Leggenda delle origni del Popolo Macua)

 

Una variante di questa leggenda dice che questo popolo prese il nome dalle regioni in cui abitava che erano grandi estensioni di terreno chiamate nikhua (= terre paludosi) da cui makhuwa .

Ma la prima versione è quella che tutta la gente conosce ed è quella che spiega meglio l’origine sacra e l’organizzazione familiare che è matrilineare. I figli appartengono alla madre e l’uomo ha un grande influsso sui figli della sorella. Lo zio da parte della madre ha più influenza sui figli ce il padre naturale.

I Macua sono circa un terzo della popolazione del Mozambico e sono il più numeroso gruppo. Il popolo Macua deriva da una delle innumerevoli diramazioni della grande cultura Bantu che si affacciava in Africa australiana dopo aver raggiunto dalle savane del Camerun nei primi cinque secoli del nostro epoca.

Lo spirito Macua è considerato come il più bellicoso di tutto il Mozambico. Il capo Mecuto-Muno si oppone, nel secolo scorso, al comandante portoghese Mouzinho che affermava: “I Macua invasero varie volte la penisola uccidendo e distruggendo tutto ciò che trovavano. Da quattro secoli (cioè dal 1585 quando il dominio portoghese iniziò) si sono sempre mostrati avversari costanti e irriducibili e varie volte respinsero le spedizioni che si avventuravano ad entrare nella terra macua “. Cedettero solo nel 1896 sotto una severa lezione delle armi portoghesi.

Ma la coraggiosa resistenza non impedisce l’espansione della schiavitù. La schiavitù nacque con gli arabi che la strutturarono e l’internazionalizzarono. Le nebbie isole Comore diventarono un grande centro di smistamento dei Mozambicani schiavi. Schavi e l’ avorio erano il commercio degli arabi. I Portoghesi non fecero altro che cacciare gli arabi continuando lo stesso commercio di uomini e materie prime. La schiavitù e l’oppressione è entrata in modo così forte nella cultura di questo popolo che è anche normale incontrare anche oggi persone che aggrappano il polso sinistro con l’indice e la benda di destra, dicono: “La colpa è di colore di questo nostro pelle! “.

A questo punto vorrei fare una piccolissima riflessione per sfatare quel comune modo di pensare che attribuisce la lussuria agli africani come caratteristica indissolubile. Spesso e volentieri gli africani sono descritti come uomini “pacifici” che vivono “alla giornata” senza voglia di lavorare e sempre coinvolti in amene discussioni fuori dai loro casi. Tutto sembra dirci “lascia andare” e “goditi la vita”. E ‘per questo che un lavoro che potrebbe essere fatto in pochi giorni dura mesi …

MA C’E ‘UN’ORIGINE DI QUESTO COMPORTAMENTO?

Questo nostro popolo (parlo sempre dei mozambicani) fu sottomesso al potere straniero con la forza delle armi. Per più di 500 anni si cercò di resistere a questo strapotere con una resistenza attiva e passiva. Dobbiamo pensare che tutto sia appartenente al patrão straniero, la gente lavorava praticamente gratis per i colonizzatori senza diritti. Per cui uno stile di vita già duro e difficile si aggiunge alla mancanza di libertà. Per questo il popolo produsse una forma di “anticorpo” a tutto questo e iniziò praticamente una sorta di “Guerra fredda” con il potere portoghese, una specie di sabotaggio interno: “Sì, io lavoro per te, ma il meno possibile!”.Visto che tutta la resa del lavoro rimaneva al colono non valeva la pena lavorare più di tanto … qui si chiama sopravvivenza, NON pigrizia! Un esempio. Nel 1938 il Governo portoghese introdusse la coltivazione obbligatoria del cotone. Risposta dei Macua: distruggere le sementi bruciandole o gettandole in acqua. E le grandi chiacchierate amene non sono per perdere tempo,

E vi siete mai chiesti perché bisogna sempre tenere sottocchio le persone perché lavorino? Sono stato abituati così da molto tempo! I portoghesi istituirono la figura dei capataz (caposquadra) per controllare il lavoro da vicino; una figura che ancora oggi dopo 30 anni dall’indipendenza … solo che oggi si chiamano diversamente: enquadradores .

La resistenza poi si trasformava in contro-offensiva al tempo della vendita dei prodotti coloniali ai portoghesi. L’obbiettivo era guadagnare il massimo possibile con varie strategie: aumentare con la sabbia il peso delle sementi, con pietre i sacchetti di cotone, inzuppare di acqua le castagne di caju, ecc. E infine, ma non per ultima, la questione climatica. Ve lo dico per esperienza personale! Un’ora di lavoro con questo clima è massacrante, altro che pigrizia! Ho passato qualche mattinata a lavorare con i miei uomini, ma ne uscivo a pezzi. E un mio vantaggio avevo il fatto che poi in casa trovavo un bel piatto di cibo, ma per loro solo un po ‘di riso e manioca!

Per questo, passare il concetto di lavoro per migliorare la propria esistenza, è molto difficile da parte di questi. Tutto si ferma all’oggi! E poi regna sovrana l’idea di inferiorità rispetto al resto del mondo. Per cui qui ti tratano sempre bene, ma a volte è solo perché ti avvertono come il più forte, come quello che ha di soldi. E ‘chiaro che serve tempo! Il Mozambico respiri l’indipendenza solo dal 1975 è un paese con un sacco di possibilità, ma ancora molto fermato. Le persone, il popolo, le persone della vita quotidiana possono fare la differenza se aiutare validi capi politici … .ma non è certo la realtà attuale!

Ma lasciamo altri aspetti per la prossima volta!

 

Io sto continuando il mio studio della lingua Macua. In questo ultimo mese il ritmo ha acquistato una certa armonia, chiaramente dettata dalle lezioni di lingua. Ritorno alla missione ogni 15 giorni dal venerdì pomeriggio alla domenica sera continuando la visita alle varie comunità.

Domenica scorsa ho festeggiato per la prima volta a Macua. Leggere questo linguaggio è già un buon traguardo, quindi considero contento. Il mio animatore che mi accompagna sempre la domenica mi ha detto: “Ben padre Silvano, ora puoi vendere i libri in portoghese perché celebri sempre nella nostra lingua”. Per me è stata una bella soddisfazione! Chiaramente questo non vuol dire che così parlare, ma già qualche cosa comincia a intendere …. Inizio riconoscere qualche peccato durante le confessioni!

Il clima ora si è rinfrescato molto (ho persino una coperta sul letto) ed è iniziata la stagione secca. Sta finendo la raccolta che, grazie a Dio, questo anno è stato buono. Ora stiamo cercando di spiegare alle persone di non vendere tutto ora per guadagnare qualche soldino (il grande miraggio!) Da spendere subito, ma di tenere una parte del raccolto per la famiglia, per non rimanere senza mangiare in pochi mesi.

Anche spiritualmente è un tempo di grande rivoluzione e di grande riflessione … quello che incontro qui, quello che vedo, quello che tocco mi provoca anche molto nella mia borghese concezione di Dio, della preghiera, della spiritualità sacerdotale … ma magari, se in futuro riuscirò a spiegarmi, vi scriverò qualcosa. Comunque non fraintendetemi perché sono molto, anzi moltissimo sereno; è solo che Dio mi sta offrendo un sacco di possibilità di conversione tutti insieme! Sono davvero fortunato!

Vieni Chiesa Africana e quindi anche come diocesi di Nacala siamo coinvolti nella preparazione a SINODO DEI VESCOVI DELL ‘AFRICA. E ‘la seconda volta che si riunisce, la prima fu nel 1994 e porta una grande novità. Fu Giovanni Paolo II che nel 2004 ha comunicato la sua intenzione di convocare una Seconda Assemblea Speciale per l’Africa. Benedetto XVI ha confermato il progetto di convocare questa Assemblea a Roma – si chiede perché con tutto lo spazio che in Africa vada a finire un rom! Misteri della fede! Il tema del Sinodo è interessantissimo: LA CHIESA IN AFRICA UN SERVIZIO DELLA RICONCILIAZIONE E DELLA PACE. E ‘un tema che dovrebbe smuovere non solo la Chiesa d’Africa, ma la Chiesa di tutto il mondo!

Per il momento è tutto! Non mi resta che darvi un grande abbraccio e saluto tutti augurando una buona vacanza a chi sta per la vacanza!

Che ciascuno di voi possa essere la vendita della terra e la luce del mondo!

Dio vi benedica! Mpaka okati mukhina! … alla prossima!

Pe Silvano.

LA PASQUA ED IL PROVERBIO MACUA

Ommelanaawo phirìphiri, omeèlàneke esuùkhiri   

Con chi si condivide il piri-piri (peperoncino), si condivide anche lo zucchero

– Proverbio macua –

Un immenso embracio in Dio di Gesù Cristo

che ci sta facendo vivere il tempo più gioioso dell’anno:

LA PASQUA !!!!!

Che Dio possa far gustare a ciascuno di voi la bellezza e la concretezza della Sua Resurrezione, come sto sperimentando qui, in Africa!

Un saluto tutto speciale alle “MIE” parrocchie, che mi hanno permesso di intraprendere cammini stupendi e che ora ritornano utili e pieni di sacralità in questo contesto di missione: GRAZIE!

E poi, un saluto stracolmo di affetto a tutti i familiari di “sangue” e quelli “acquisiti” grazie al Vangelo! Semper presente in questo momento e ora!

In definitiva il saluto, che definirei più intimo, tutti i miei compagni e amici preti che stanno condividendo con me questa bellissima avventura del dono della vita: “CIAO FRATELLI!”

Se non sbaglio è quasi un mese che non scrivo … ma già come ho detto in prima lettera, comunicare è difficile! E IMPOSSIBILE dalla missione, dove sono stato in questo ultimo mese!

Tutti, da sempre sappiamo, che il ritmo africano è lento … ma non direi così tanto considerando tutte le cose viste e avvenute in questi giorni! E già vi anticipo che non potrò raccontarle tutte … non si può non avere tutti fratelli !! Venite qui e vedrai con i tuoi occhi!

Intanto per non fare confusione vi dico subito dove mi trovo ora fisicamente! Sono ritornato al centro (Anchilo) di cui vi parlavo nell’altra mia dove avevo fatto la prima parte del corso, vicino alla città di Nampula! Qui ci starò fino a settembre per lo studio della lingua Macua, ritornando alla missione ogni 15 gg. … visto le distanze!

Ora per semplificare vado per punti – dal meno importante al più importante – cercando di titolarli, così uno può saltare quello che non gli interessa …

 

Un po ‘di meteo …

Di solito, la stragrande maggioranza dei discorsi inizia parlando del tempo … per cui rispetto i canoni!

La gente qui dice che quest’anno il tempo è un po ‘strano! La stagione delle piogge, che dovrebbe essere finita con aprile, è stata molto ricca di acqua … ma non è ancora finita! E inoltre, non è ancora cessato il caldo. Solo in questi giorni si è rinfrescato … ma piove ancora tanto. Quindi certamente avremo acqua, e questo vuol dire un minimo di coltivazione, mangiare, igiene (quindi meno malattie) … Ma in questo momento la pioggia sta diventando negativa perché è rovinando la raccolta che si svolge these days. In particolare la raccolta dell’amendoin che è il prodotto più commercializzato rischia di marcire!

… per rimanere in tema: agricoltura.

Qui l’agricoltura è solo di sopravvivenza, non ci sono grandi piantagioni, ma la gente riesce a produrre ciò che basta per la famiglia e qualcosa per vendere e guadagnare qualche soldato. In questi giorni sono stati fissati i prezzi dei vari prodotti … E ‘UN FURTO UFFICIALIZZATO! La gente sta praticamente regalando il duro lavoro di quest’anno e quel poco che riesce a raccogliere! I prezzi sono così bassi che sono quasi inesistenti! Non ci sono sindacati! Il popolo non ha la forza e gli strumenti per alzare la voce! Regna la cultura della paura (” meglio tacere piuttosto che peggiorare le cose!” )! CI SARA ‘MAI GIUSTIZIA PER QUESTA GENTE!

Il mese in parrocchia

Come già vi dicevo, dopo il primo parte del corso ho trascorso questo mese in parrocchia a Namahaca. Appena arrivato non ho avuto tanto tempo di disfare i valigie visto che eravamo già in Settimana Santa con tutte le varie celebrazioni. La festa sacerdotale – che ogni giorno – si celebra il giovedì santo mattina – ci abbiamo fatto il mercoledì per dare la possibilità a tutti i missionari di partecipare, anche a quelli di missioni più lontane, e così tornare in tempo per i festeggiamenti … A volte gran parte del servizio pastorale vivere in macchina! Il Vescovo all’inizio della Messa ha fatto una “breve” (1 ora) presentazione dei preti, compreso il sottoscritto come nuovo arrivato! Poi tutto si è svolto in un clima di semplicità …. CHE STRANO FESTEGGIARE IL MIO SACERDOZIO COSI ‘

Poi ho cercato di preparare meglio i celebrativi incontri del Triduo Pasquale cercando di inserirmi “in punta di piedi” in questo mondo che in alcuni aspetti sembra magico e carico di mistero.

Nessuna delle celebrazioni del Triduo si svolge nella cattedrale piene di gente, ma in piccole cappelle piene di cuori … quella Sì!

Le suore avevano già preparato il programma delle celebrazioni riservate ai più lontani comunità … Che strano partire alle due del pomeriggio, per almeno 1 ora e mezzo in macchina, per raggiungere in pieno mato una comunità che stava preparando e aspettando questo momento da tantissimo tempo! Il copione è sempre il solo, solo che non è una recita, ma è profondamente vero e autentico. “Finalmente arriva il padre!”. Sorrisi, abbracci, sguardi all’inizio un po ‘indifferenti … ora sei con loro, fai parte della LORO STESSA BARCA, e questo è già il passato evangelico.

Per cominciare la celebrazione non servono aspettare le nove o le undici, come per la veglia … alle cinque è già in buio e poi molti devono fare ore di cammino per tornare a casa con i bambini dietro … So si ritrovi dentro questo “cenacolo” L’africano dove tutta diventa sacro: la luce della candela, le piccole occhi delle persone che si intravedono nell’oscurità, il suono dei batuques (tamburi) … persino la povertà in questo momento è sacra, come il mistero che celebriamo. In tutto ci saranno 80-100 persone e tutto è fatto con semplicità e calma, si rende conto perfettamente che queste persone hanno una profonda sensazione del mistero e lo sa trasmettere! Nel frattempo in tutte le altre 9 zone, in cui è divisa la parrocchia, si sta celebando lo stesso mistero con un responsabile anziano. Per me non è così semplice celebrare! Il portoghese fila abbastanza, PRENDE TUTTI E MANGIATE QUESTO E ‘IL MIO CORPO … E QUESTO E’ IL MIO SANGUE VERSATO PER TUTTI … Sono percorso da un brivido e mi è quasi da piangere … Davvero il nostro Dio è venuto in Gesù PER TUTTI, anche per questi “ultimi”! Quella piccola cappella stipata di persone, dispersa nel mato della grande Africa

è il più bel giovedì Santo che abbia celebrato! Quel calice e quel pane nelle mie mani avevano il peso di tutta la mia gente.

Così è stato per il venerdì santo e la veglia del sabato, sempre in diverse zone … attimi di Dio nella profondità di una persona infestata da povertà e iniquità!

Durante il ritorno in macchina, avvolti dall’oscurità più totale del mato africano, il cuore fa l’esperienza di Resurrezione e di presenza viva di Gesù che diventa silenziosa preghiera … Solo qualche grossa buca sulla strada mi riporta al reale!

Nel frattempo, nella zona centrale di Namahaca, i giovani hanno preparato un immenso lavoro teatrale per rappresentare la Passione, ogni giorno una parte … tutto in memoria! Anche loro vogliono poter festeggiare la Pasqua con la Messa e la domenica di Pasqua riesco a celebrare in una comunità e poi tornare in tempo nel pomeriggio per celebrare un’altra Messa in zona centrale …. Vi assicuro che 2 messe pasquali da queste parti , valgono quasi come una passeggiata di una giornata intera sotto il sole!

Finita la Pasqua mi sono occupato una po ‘della casa cercando di renderla sempre più confortevole … sistemare l’esterno, aprire qualche strada di accesso in più, tinteggiare qualche locale, ecc. Sto già preparando una piccolissima cappella (2,50X2) per la preghiera … speriamo che Gesù ci stia dentro!?!?

Ho già festeggiato almeno una volta in 10 zone, in alcuni già 2 e penso che per settembre riuscirò a visitarli tutti. Insieme alle suore abbiamo già progettato di iniziare con settembre la visita di tutti i 70 comuni; e di riuscire a fermarsi qualche giorno quando usciamo la settimana per i Messe. E ‘impegnativo, ma è l’unico modo per incontrare i popoli in questi ambienti smisurati!

Inoltre ho già iniziato a incontrare i vari gruppi di formazione … giovani, giustizia e pace, consiglio pastorale … ma qui un giorno vi scriverò come funziona e come la pastorale è strutturata. Penso sia molto interessante con delle buone soluzioni che possono essere adottate anche in Italia.

Non tutti rose e fiori …

Naturalmente, nonostante l’entusiasmo dell’inizio che fa vedere tutto bello, sto facendo anche conto delle difficoltà e dei grandi problemi che incontro. Ricordo ancora la seconda domenica che sono andato dal centro di Anchilo a Namahaca per la Messa … La domenica mattina sono partito presto accompagnato da suor Clara per una delle comunità. Dopo la celebrazione della Messa ci avvicina una papà che chiede di dare boleia (passaggio) alla figlia che stava male. La figlia si trovava nel piccolo Centro di Salute di quella zona gestita solo da alcuni infermiere (quel giorno solo una!). Quando arriviamo ci si presenta una giovane ragazza di non più di 17 anni che dopo aver partorito ha iniziato a stare male e che ora si trovava in un penoso stato! Normalmente non si poteva dare il trasporto ai malati perché c ‘ è sempre il rischio di decesso durante il viaggio, che crea problemi di responsabilità, e perché i malati sono così tanto che si dovrebbe fare solo quello … ma poi alla fine si fa sempre per sempre. Inizia un piovere! Io e suor Clara ci guardiamo e senza parlare ci diciamo un vicenda che questo ragazza sta morendo e ha altra possibilità se non questo! La carichiamo in macchina priva di sensi e con il drip in braccio e inizia una corsa di più di un’ora sotto una torrenosa pioggia e fango ovunque. Dietro la jeep, in parte scoprire ci sono i familiari che accompagnano. Grazie a Dio arriviamo al piccolo ospedale di Namahaca senza impantanarci e senza che nessun passeggero “voli” durante la corsa. Ora piove tantissimo! Quando scendiamo ci accorgiamo che dietro in quel piccolo gruppo di familiari bagnati fradici e infangati c ‘ è anche la piccola creatura partorita due giorni prima! La nonna aveva messo il bambino dentro un secchio di plastica inverso perché non prendesse tanta acqua … vi lascio immaginare! Eravamo partiti di corsa e nessuno ci aveva detto del bambino … qui la gente è così! Ha sempre paura di disturbare e far arrabbiare il “bianco” !!!

Entriamo portando mamma e bambino! Nell’ospedale non c’è nessuno! Solo un’infermiera! Alla nostra domanda: “Dove si trova il dottore?” Risponde che non sa e lei non può fare nulla senza l’ordine del medico. Sembra assurdo! Sono con questa piccola creatura di 15cm. in braccio, che ancora trema dal freddo, lì aspettare … aspetta chi? Siamo tutti attorno al letto di questa donna a guardarla morire … nessuno fa niente! La suora parte con la macchina per andare a cercare il dottore che di solito è al mercato un ubriacarsi con i suoi amici mentre la donna muore! Clara ritorna senza medico … non serve niente litigare … Anzi siamo accusati di aver fatto morire durante il viaggio. Clara riporterà dopo pochi ore il cadavere della donna in quella piccola comunità dove ora c ‘ è una vittima in più di miseria e un bambino in più da crescere senza mamma. L’ospedale non è assunto nessuna responsabilità … quindi niente trasporto!

E ancora … Matteo, 11 anni, arriva in ospedale con malaria cerebrale (la più grave) e viene “parcheggiato” in un letto. Quasi subito entra in coma e da un mese è così! Sta morendo lentamente perché non mangi niente, anzi lui è diventato cibo di mosche e zanzare! Non si decida di trasferirlo in un ospedale più attrezzato.

Un’altra donna entra in ospedale già in coma ed è così da molti giorni. Una giornata scopre che uno degli infermieri ubriaco sta approfittando della donna toccandola ovunque e per più davanti al marito che non fa niente per paura di chi ha più autorità.

QUI SI MUORE! E IN PIU ‘SENZA DIGNITA’!

Sono solo alcuni dei casi. Così, parlando con le suore mi raccontano che l’ospedale da un po ‘di tempo ha grossi problemi con il personale e con il medico che lo gestisce. I problemi più grossi sono l’alcool, l’assenteismo, l’abuso di potere, la rivendita dei farmaci al mercato, l’uso della struttura e dell’ambulanza per altri scopi … In Europa ci sarebbe abbastanza per mandare tutti prigione! Qui no! Cosi decidiamo di muoverci noi! Tentiamo di parlare con il medico minacciando di rivolgerci in provincia … Andiamo anche dal direttore del distretto per denunciare tutto! L’ospedale ora e tutto contro di noi ma la corruzione è un ogni livello e palese; sono tutti “amici”: infermieri, medico, direttore del distretto … e in più noi siamo stranieri! Cosa crediamo di fare!?!?!

Il popolo!?!?! Il popolo ha paura e non denuncia.

Questo è l’ultimo dei problemi che mi sta affliggendo, ma poi c’è quello del catechista che ha rubato i soldi della sua comunità, di un altro animatore che ha scampato con un musulmano, l’anziano che svolge il suo ministero solo per guadagnarci qualche gallina o un po ‘di miglio …

Insomma un po ‘arriva in tutto il mondo!

 

Chiesa locale

Ma accanto a questo ci sono cristiani solidi … direi piccoli martiri. Vieni l’animatore Fernando che ogni sabato e domenica lascia la famiglia e mi accompagna in tutti i comunità, o animatori che fanno ore e ore di cammino per venire a Pastoral Council che non dura 2 ore ma tutto il mattino oi gente che tutti le domeniche incontro nelle comunità. Ogni volta che devo uscire esco preoccupato e con mille pensieri, ma appena arrivo nasce la accoglienza e la gioia e torna sempre per una casa sergiante di serinità!

Per quanto riguarda la gerarchia (vescovi) siamo un po ‘fiaccheti. La Chiesa parla poco, sembra andare un braccetto con il potere o perlomeno è nata una tacita assenso.

Le vocazioni locali sono ancora poco, ma stanno crescendo. Domenica scorsa ho partecipato all’ordinazione di un nuovo prete (4 ore di Messa!), Una festa indescrivibile delle persone! Ho rivissuto la mia ordinazione con colori e musica africane! Ho già preso contatto con i preti locali diocesani – che sono dieci – per trovarci insieme una volta al mese e per condividere la nostra “diocesi”. Piccoli passi per inserirmi in questa mozambicana Chiesa.

 

Vangelo

Un altro aspetto che mi sta facendo pensare e pregare molto è la Parola di Dio! Per preparare una omelia mi volano le ore, ma non tanto per la lingua, ma per come parlare a questi. Il popolo semplice si esprime moltissimo con immagini ed esempi che prende dalla vita concreta, dal lavoro in machamba, dall’agricoltura, dagli animali … E poi parlare di famiglia qui è tutto diverso soprattutto per i ruoli! E ‘più importante il fratello della madre più che il padre nella responsabilità dei figli. Bisogna parlare con esempi molto concreti! Non serve parlare dell’amore è un concetto filosofico che deve essere tradotto in pratica … Quindi, penso alla preghiera in italiano e scrivo, poi cerco di tradurlo in lifestyle e abitudini di persone e poi finalmente tradurre in portoghese e speriamo presto anche in macua.

Ma mi sto rendendo conto che quando viene letta la Parola di Dio ha un linguaggio perfetto! Caspita! Sembra propria scrittura con le parole e gli esempi giusti per questo popolo … tutti comprendono e sanno reinterpretare. Eppure è la stessa Parola che leggevo pochi mesi fa in Portogallo e poco prima in Italia a Verona! E ‘proprio il frutto dello Spirito e la storia lo sto riscoprendo … lascio che sia lei a parlare!

Io

Io!? Io sto bene e sono contento. Poco un poco cerco di diventare “africano”, almeno per quello che sarà possibile. Le persone che vogliono un sacco di bene e sono piene di attenzioni, quindi la vita da sola non mi sta pesando più di tanto. In più stanno nascendo belle amicizie con altri missionari che sono al corso con me. Qui si percepisce molto forte la fraternità missionaria … abbiamo passato insieme la pasquetta, c’è una bella condivisione! Quando si passa vicino ad un’altra missione ci si fermi sempre per salutare e fare 2 chiacchere.

Ora sono alle prese con la lingua che si presenta ardua … ..Ma già questi primi giorni sono andati molto bene!

Poi sto imparando un sacco di cose nuove!

Ma caspitina !!!!! Mi rendo conto che ho scritto molto e tutto di un fiato e sarà pieno di errori. Meglio lasciare qualcosa per la prossima volta visto che è già lì! Spero di potervi scrivere un po ‘di più in questi mesi ….

Affidando in questo mese mariano, ciascuno di voi e il tuo comunità alla Mamma delle Missioni; vi invio un grande abbraccio da parte di tutta Namahaca.

Dio vi benedica!

Pe Silvano

Maggio 2007

 

O MENINO JESUS EST A’ CONNOSCO ! (S.Natale 2006)

Ricordi il vangelo della terza domenica di Avvento ???? Sì, dai!

Quello in cui varie categorie di persone (gente comune, pubblicani, soldati …) chiedevano a Giovanni Battista (Que dovemos fazer?) COSA DOBBIAMO FARE ???????

Domanda grossa! Domanda di una vita! Domanda profonda! Domanda che godrebbe il primo posto in classifica in ogni quiz! Quella gente avvertiva un “Qualcosa di nuovo” … Giovanni predicava un QUALCUNO DI NUOVO, Una novità di vita e di esistere … colline Spianate, Monti abbassati, sentieri raddrizzati .. . Per prepararci tutto questo Co sa dobimo fare?

Chissà … forse hai già pensato “domanda senza risposta!”.

Senza dubbio è una domanda tanto difficile quanto giornaliera. Eh già! Cosa dobimo fare?

lo, cristiano del 2006 oramai agli sgoccioli, cosa devo fare? il padre o madre di famiglia che ogni giorno lotto sul mio posto di lavoro cosa devo fare? lo adolescente con mille domande nel cassetto più profondo del mio cuore … cosa devo fare? il giovane, innamorato della vita, ma deluso di questo mondo e di questa società co sa devo fare? lo fidanzata / a, che sto aprendo la mia esistenza verso un “altro / a” che sta diventando speciale e unico / a … c osa devo fare? lo prete, “prete in partenza” … cosa devo fare? …. io, io … .io sto sto leggendo queste righe tra l’augurio e la “riflessione seria” … cosa devo fare?

Anche quest’anno la FESTA NATALIZIA! Cosa devo fare?

Sì, certo, i regali, le cene, le vacanze … già sono sistemate e ben preparate … MA PER ME?!?! Cosa fare?

Potremmo anche attualizzare la domanda chiedendoci COME FARE NATALE OGGI? Probabilmente se Giovanni Battista fosse oggi per le nostre strade gli domanderemo questo! Sì! Natale arriva perché è scritto bello in grande e in rosso sul calendario! Ma spesso fa nascere domande irrisolte …. e che rimarranno lì per un aitro anno …. Come celebrare Natale quando alla TV dal primo ali ‘ultimo canale del mio zapping quotidiano mi parlano di corruzione? Come poter augurare “Buon Natale” quando ogni 8 sec. c’è qualcuno nel mondo che muore di fame; senza contare tutte le altre cause di morte come AIDS, prostituzione, guerre … ? Come vivere il “sentimento” di pace natalizio quando l’Africa influenza il cosiddetto “mondo occidentale” con il
suo PIL solo per l % (se domani mattina non ci fosse più questo continente nessuno se ne accorgerebbe!!! l). Come scambiarci i nostri regali con il sorriso in volto quando ancora molti popoli chiedono, invocano, urlano per avere la LIBERTA’!!

Come posso “far Natale” quando già il 26 dicembre mi ritrovo a nuotare nei miei stessi fallimenti di sempre? Come respirare la gioia del Natale quando dentro le mura di casa mia ormai regna il silenzio e l’anonimato? Come sentirsi partecipi del canto angelico GLORIA A DIO NELL’ALTO DEI CIELI quando dalla finestra di casa mia escono le urla e le critiche per il mio vicino? Come camminare insieme a quei pastori, che hanno il cuore che batte a mille per lo stupore, quando la malattia è entrata per sempre nella mia esistenza?  Come sentire che Gesù è davvero nato se la mia fede è più fredda di quella notte di Betlemme di duemila anni fa? –

Inginocchiati! Sì, inginocchiati! Lì ovunque tu ti trova nella tua vita … forse anche stasera nel segreto di casa tua! Inginocchiati, non sul tappeto bello a lato del tuo letto … ma per terra! Inginocchiati su questa nuda terra che è stata, è, e sarà sempre la “culla” preferita di Dio!!!!! Anche quest’anno Dio sceglie questa nostra terra piena di contraddizioni per essere come te e me: UOMO! Anzi, bambino: essere fragile, delicato, inoffensivo, debole … che ha bisogno di tutto. Dio è questo per te!!!!!!!! E non importa che oggi sia il 24, i125, il 27 dicembre o il l° gennaio … Natale è ogni volta che compi quel gesto meraviglioso che fai tutte le volte che entri in chiesa, e che primi tra tutti lo hanno fatto i pastori: INGINOCCHIARSI! Vuol dire riconoscere che in quella piccolezza c’è la grandezza, vuol dire rispetto, obbedienza, sottomissione fiduciosa … vuol dire “piegare se stessi” per mettersi alla stessa altezza di Quel Dio che “umiliò se stesso per farsi in tutto e per tutto uguale a noi”. Iniziamo a guardare il mondo da questo punto di vista … QUELLO DI DIO CHE LO AMA SEMPRE E COMUNQUE! Dio si è “messo sotto” perché da lì si vede meglio che da sopra, anzi, da qui, si vedono meglio i piccoli, gli umili, i poveri, quelli prostrati a terra dall’odio, dalla menzogna, dal proprio peccato … insomma io e te, noi … tutti!!!!!

E’ fantastico!!!!!!!!!!! Ecco cosa fare allora!!!!!!!!!!!!!!!!!!

AMA IL MONDO E AMA-TI COME LO FA DIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! DAL BASSO!!!!!!!!!!!!!!!!!

Comincia ad amare quegli aspetti di te che solitamente rifiuti: lì inizia a “far Natale”, apri gli occhi e il cuore nelle situazioni che stai vivendo … lì ci troverai una culla con dentro il Messia! Non aver paura di sentirti a tuo agio nella storia di questa umanità… in queste pieghe di quotidiano si nasconde il “Signore della Storia”. Diffondi quel grido celestiale di vita “Gloria Dio nell’alto dei cieli e PACE – in ogni angolo – della terra” ovunque incontri freddezza, critica, odio … Alza fiducioso lo sguardo verso quella stella che guida l’esistenza di ogni cristiano: MARIA! Sii contagioso della meraviglia e dello stupore del Natale!

E quando arriverai a sera, contento, stanco, sconfitto o euforico …. INGINOCCHIATI! Questo è  LUI che ancora nasce in noi!!!!!

CHE SIA DAVVERO UNA NATALE “QUOTIDIANO”!!

Com imenso carinho, um grande abraço a todos!!!!
P. Silvano

 

O MENINO JESUS
EST A’ CONNOSCO
!

 

Deus de bontade infinita,

queremos agradecer-te

pelos grandes sinais de teu amor

manifestados através dos séculos;

agrademos-te pela alegria

que infundes em nossas vidas.

Ensinanos a ouvir tua Palavra,

irradiar o teu amor e nosso meio;

para que cheque

a cada homem e a cada mulher

o feliz anùncio da vinda

de Cristo Salvador.

Amém!

 

IL BAMBINO GESUE’ CON NOI!

Dio di bontà infinita,

vogliamo ringraziarti

per i grandi segni del tuo amore

manifestazioni attraverso i secoli;

ti ringraziamo per la gioia

che infondi nei nostri vite.

Insegnaci ad ascoltare la tua Parola,

un irradiare il tuo amore in mezzo a noi

perché arrivi

ad ogni uomo e ad ogni donna

il felice annuncio della venuta

di Cristo Salvatore.

Amen!

Pe Silvano

LA PREPARAZIONE IN PORTOGALLO  Lisbona – 2006

Olà! Tudo bem?

 Eu estou bem! Eu sou muito contento e estou a falar, ler e escrever um pouco de portogues …Lisboa è bonita e tem um clima mais quente que Verona.

Qualcuno si chiederà: “Ma che fine ha fatto quel curato che c’era a Vigasio?”  Beh! Come potete immaginare “cerco” di non perdere tempo e di studiare il portoghese!!!  E’ un po’ che non ci sentiamo, ma vi assicuro che sto bene e sono in forma.

Qui la vita che faccio è quella dello “studente” … a volte non mi sembra neanche vero di poter avere dei tempi così “lunghi” di studio, lettura e preghiera … MA E’ UNA COSA A CUI FACCIO FATICA AD ABITUARMI! Questa è una parentesi e non può essere la realtà quotidiana … almeno la mia! Quindi come avrete già capito una prima difficoltà è stare “fermo” senza fare chissà quali cose, ma anche questo serve per capire la bellezza delle relazioni “tranquille” e del gustare in pienezza tanti piccoli attimi di vita che definirei “normali”.

La mia giornata è sempre abbastanza uguale, almeno dalla segunda feira alla sexta feira (lunedì – venerdì), cioè i giorni di scuola.  La sveglia è attorno alle 7 – 7.10, alle 7.30 c’è la preghiera con la comunità che mi ospita, poi colazione e poi a piedi in un quarto d’ora sono a scuola. Le ore di lezione sono 2 e i primi giorni pensavo che fossero poche!!!!. .. poi mi sono accorto che via via sono diventate belle toste! Poi alle 12 celebro Messa in una parrocchia del centro. Oggi per la prima volta ho celebrato da solo tutto in portoghese! … senza la predica ancora!

La gente alla fine era contenta e diceva che voleva venire anche domani allo spettacolo perché è stato troppo divertente! Il parroco sta pensando di mettere un biglietto a pagamento per pagare così i lavori di restauro!!!!!!!  SCHERZO! A parte le battute è andata abbastanza bene e qualche piccola soddisfazione inizia ad arrivare.

Il pranzo è all’una e poi fino alle tre si “tira il fiato”. Poi dalle 15 fino alle 18.30 studio per conto mio su alcuni testi. Poi 18.30-19.30 preghiera personale – questo momento è il più importante per me e quello che mi ricarica giornalmente … è meraviglioso!!!!! – Dopo cena cerco di capire e tradurre il telegiornale e qualche programma televisivo (mi serve tantissimo per imparare la musicalità della lingua). Poi verso le 22 c’è il “sacro ritiro” nelle stanze! E’ il momento che dedico alla lettura di qualche libro in portoghese o sull’Africa.

La fatica quotidiana è la lotta con l’ ”appiattimento” che si può incontrare a livello emotivo e di fede in una situazione del genere. Lo studio della lingua è una cosa estremamente arida, in più in questi giorni mi riaffiora tutto insieme: i verbi di latino, la formazione dalla frase greca, i termini in spagnolo, l’accento italiano … insomma quel poco di lingue che so si sta mescolando tutto! Si dice sempre che TUTTO AIUTA! Speriamo che un pezzo di una e una parola di un’altra arrivi a fare una lingua intera decente!

Anche a saudade (nostalgia) di casa e ancor di più dell’esperienza di parrocchia rimane come buona compagnia quotidiana. Ogni tanto mi fermo a pensare a quello che stavo facendo l’anno scorso in questo tempo o quello che farei se fossi in parrocchia ora … Per fortuna riesco a trasformare tutto questo in lode e preghiera a Dio e allora ritorna la voglia di camminare!

Vorrei dirvi che vi porto tutti nel meu coraçao e soprattutto nella preghiera, in particolare voi giovani, famiglie e ammalati. Dio vi doni quell’immensa gioia di sentirvi figli prediletti e amati!!!!

Um grande abraço aos tudos!

Deus esteja convosco e abençoe-vos!

P. Silvano

 

STRADA CHE FAI … PORTOGALLO CHE TROVI!

Eccoci di nuovo … questa volta da un po ‘più lontano dall’ultimo mandato di posta elettronica dal CUM di
Verona dove stavo terminando i 5 settimane di preparazione. Cosa si è fatto in questo corso?

Beh! E ‘stata un’esperienza molto bella! Il CUM è una realtà nazionale della Conferenza Episcopale Italiana che risiede appunto a S. Massimo. Qui arrivano tutti i missionari (preti, religiosi e laici) in partenza per l’Africa, l’America latina, l’Asia per prepararsi culturalmente a questo “incontro”. Nel mio corso era una quarantina (circa 20, in partenza per l’America latina e gli altri per l’Africa). Questo era il primo aspetto positivo: un bel scambio di esperienze da tutta Italia e con diversa destinazione con una convivenza di preti, religiosi, laici, sposi. Il corso ha affrontato aspetti diversi, dall’antropologia alla filosofia; dalle religioni tradizionali all’impostazione familiare; dal modo di “all’economia mondiale …. Insomma ORIZZONTI NUOVI!

VOTO del corso 10 e lode! Ben strutturato e molto profondo. E bravi i nostri vescovi della
CEI !!

Finito il corso il giorno 14 ottobre Sono stato per 2 giorni solo nel monastero di
Montecorona di Umbertine (vicino ad Assisi) con pellegrinaggio (… in macchina perché c’era  poco tempo!) Alla tomba di S. Francesco. Grazie a Dio per questi giorni di spirito “respiro” … ne avevo bisogno! La Parola di Dio dice: “Non solo pane vivere l’uomo …”. E  allora, ben venga il nutrimento spirituale. Laudato sii, signore!

Poi tra impegni più leggeri e saluti di persone care sono rimasto in casa con i miei altri 5 gg  (per un totale di 48 ore circa …). Domenica 23 ho concluso con la Giornata Missionaria Mondiale la mia prima parte di servizio nella parrocchia di Grezzana … Sono contento di rimanerci poco perché mi sento, anche solo dopo pochi settimane, che sto affezionando alle persone e viceversa. E ‘bello vedere che quando metti Gesù in mezzo alla nostra vita accadono miracoli quotidiani!

Il 23 è iniziato il mio viaggio con don Lucio (prete veronese in partenza per la Guinea Bissau che deve studiare portoghese) e la nostra macchina, dove passeremo i nostri prossimi 3 gg per circa 2500 km, passando per le Cinque Terre, Francia (Costa Azzurra), Spagna (Barcellona e Madrid) e Portogallo fino alla costa atlantica a Lisbona. Qui sono ospite dai Padri di S. Vincenzo de Paoli e frequenterò da 2 novembre il corso di portoghese.
Per il momento ho già iniziato lo studio per conto mio e cerco il più possibile parlare con le persone in casa, comprese la cuoca (immaginatevi che risate !!!!). Ho parlato con il direttore della scuola ed ho già iniziato una tenor sotto sorveglianza speciale (… speriamo di non fare danni!).

lo sarò a Verona il giorno 22 o 23 dicembre perché qui la scuola chiude e ricomincia il 4 gennaio; e in quei giorni sarò un Grezzana.

il mio stato d’animo al momento e sempre alto e vorrei già conoscere la lingua per essere utile, ma PAZIENZA E CORAGGIO! Sono le parole che in questi giorni mi ripeto tanto … Quindi NIENTE PAURA e avanti!

Purtroppo anche il fronte della campagna acquisti per qualche compagno di viaggio non è ancora periodo di “bel tempo” … Continuiamo a sperare nella Provvidenza ea pregare! Anche questo probabilmente serve per far crescere la voglia d’Africa!

Per il momento è tutto … qui il tempo ci ha accolto con tanta pioggia e in più dalla mia finestra vedo solo case e oceano …. peccato non si può avere tutto nella vita …

Un immenso abbraccio pieno di speranza e di calore africano!

Logo di Atè, boa sorte !!

Padre Silvano (2006)