Natale 2012 – Cavà, Mozambico

Natale 2012

Cavá – Mozambico

E’ STATO NATO….

In questi giorni, anche qui in Africa, come in tutto il mondo si è festeggiato il Natale.

Ma mentre nella stragrande maggioranza del pianeta si è celebrato un Salvatore che è nato in mezzo a noi, qui abbiamo celebrato un Salvatore che è stato nato tra di noi.

Leggendo avrai già arricciato il naso liberando un pensiero di compassione per quel povere prete missionario che, non ricordando più la lingua materna, ne ricava una nuova mescolando tutte quelle che sa, creando dei strafalcioni ortografici degni di un gran somaro.

In questa regione dove sono venuto per cercare di essere un po’ più cristiano guardando all’esempio del popolo che ci abita, mi insegnano che nella festa del Natale Gesù non è nato in una grotta per…. Ma bensì è stato nato in una grotta per salvarci.

Ecco quindi svelato l’errore che non è errore ma traduzione letterale dal Macua di Yesu ahiyariwa oBethelehemu: Gesù è stato nato a Betlemme. Per il macua la forma di nascere è passiva e non attiva. Questa azione non può, secondo la mentalità africana, avvenire attraverso le forze del soggetto, ma è qualcun altro che nasce. Non è il bambino che nasce, ma la mamma che nasce un bambino. Infatti, la donna sterile si definisce “donna che non sa nascere”, cioè che non è capace di compiere l’azione del nascere.

Non vi ho scritto prima di Natale un po’ per mancanza di tempo e un po’ perché mi interessava aspettare la nascita del Messia per fare con voi questa piccola riflessione spirituale a partire da una sfumatura linguistica che rispecchia uno stile di vita totalmente diverso.

Mi spiego meglio.

Il popolo macua usa anche per Gesù il verbo nella forma passiva (è stato nato) e mentre dicono questo con le parole è chiaro nella loro mente che nessuno si crea da solo, ma c’è un essere superiore che plasma e che chiama alla vita. Insomma per il macua è chiarissimo il concetto che la vita è qualcosa di non-mio ma di elargito gratuitamente senza che fosse richiesto. Se questo lo trasportiamo in una lettura evangelica è meraviglioso! Gesù, il Figlio della Vita, ha spogliato e abbassato se stesso fino al punto di ricevere lui stesso la vita dal Padre suo. L’autore della vita si è messo nel “meccanismo” del venire al mondo che da lui stesso era stato prodotto. Lui ha accettato di essere passivo e di lasciarsi condurre da un progetto che non è suo.

Madalena Serafim appartenente alla comunità di Memba e sposata con un catechista della stessa comunità nei giorni scorsi ha partorito un bambino morto. Nel suo dolore di madre se ne è uscita con la frase: E’ Deus que sabe! (E’ Dio che sa tutto!). Fede incrollabile. Il concetto della vita per questo popolo è PASSIVO, ma non come tante volte lo intendiamo noi nel senso dispregiativo del non preparare il domani e di godersi l’oggi, ma del PASSIVO DIVINO. Chi si è cimentato in qualche corso biblico sa quante volte si usa il passivo divino in certe azioni o vicende di Gesù per far capire che è il Padre che le compie. Caso esemplare è il verbo della resurrezione.

Conclusione.

Questo popolo è in piena sintonia con la passività del Figlio di Dio che per Amore si è soggiogato alle dinamiche dell’umanità e del mondo. Lui che poteva starne fuori ed essere per sempre l’assoluto ha accolto in se stesso il passivo fin dalla nascita.

I poveri hanno dentro di se la dinamica del passivo divino, ce l’hanno cucita sotto la pelle ancora prima di venire al mondo perché sanno che non sono loro a “venire” al mondo ma un Altro essere che li chiama e li produce al mondo. Questo, fratelli miei, provoca l’affidamento totale alla Provvidenza! Non quella predicata goffamente da certi “figure religiose” che la infilano in ogni sillaba e poi la fanno fruttare a dismisura, con forme poco etiche, in qualche conto in banca dove la gonfiano sempre più fino a trasformarsi da provvidenza a perdizione. La provvidenza intensa nel senso francescano, quella dell’abbandono gioioso nelle mani di un Padre che non può dimenticare nessuno dei suoi figli. Questa è la provvidenza passiva della mia gente che in questi giorni semina a pieni mani dopo le prime piogge e senza un minimo di conoscenza di meteorologia o di irrigazione consegna alla terra l’unico sacco di sementi rimasto custodito con sacrificio in un angolo della capanna e che il potenziale frutto che si porta dentro significherà la sopravvivenza o la soppressione di un’intera famiglia. Chi di noi si giocherebbe ora, su due piedi, tutto, ma proprio tutto, il gruzzoletto che ha in banca??? “Solo un folle!”, potrebbe rispondere qualcuno. Ebbene, ecco i folli che sanno che Dio non li abbandona. Sorriso in volto, zappa sulla spalla e sudore che gronda dal viso provocato da un sole spietato sono gli eroi della PASSIVITA’ che s’incontrano per le strade della missione di Cavà. Hanno la certezza che la pioggia non farà scherzi…infondo anche lei è creatura e anche lei è stata nata da un Qualcuno che la farà cadere a momento opportuno.

Il passivo divino da queste parti ha un’altra caratteristica: il gruppo, il clan, la famiglia, la comunità. Il passivo implica che attorno ci siano agenti capaci di far succedere l’azione. Ecco perché qui tutto ha una spiegazione a partire dall’altro inteso come famiglia, gruppo, tribù. La malattia, la morte di una persona o un incidente è sempre “patrimonio” di un gruppo, mai di un singolo nucleo famigliare (marito + moglie + figli) o peggio ancora di una singola persona. Questo crea una parola che suona così dolce al palato che a noi occidentali fa pensare alle fiabe, cioè a cose non reali…si chiama SOLIDARIETA’. Tanti di voi che sono venuti a trovarmi ponevano la fatidica domanda a se stessi prima ancora che a me: “ma questi come fanno a vivere?”. E’ una domanda al contrario, cioè a se stessi. Ma io che abito in Italia, che ho un lavoro, un conto in banca, una macchina, una pensione, la salute, un armadio pieno di vestiti…perché non riesco a vivere????

PASSIVO E ATTIVO è qui il grande scontro!

Il mio e il tuo mondo, caro lettore, ci fa mettere i verbi del protagonismo sempre e dappertutto fin dalla nascita. Noi diciamo che “siamo nati”, siamo in un certo senso protagonisti del nostro essere. Nella nostra forma mentis abbiamo l’idea del farcela sempre, da soli e comunque; anzi, la scalata alla vetta del successo carrieristico, finanziario, affettivo, sociale va fatta rispettando le regole del IO e non del NOI. La passività è segno di debolezza, il gruppo sempre più è una minaccia e non una forza, l’altro non è mai visto come la Provvidenza ma con occhi di diffidenza. Ogni cosa che accade riguarda il singolo, la persona, il soggetto! Abbiamo case sempre più chiuse, provincie e governi sempre più ripiegati su se stessi, chiese e oratori sempre meno missionari. La parola domani non si sposa più con la parola Provvidenza, ma generalmente con tanti, tantissimi…troppi aggettivi negativi. A differenza dei poveri, sorridenti e sudati agricoltori di qui noi calcoliamo tutto: conti, possibilità, previsioni, proiezioni, proposte, pro…, pro…, pro… Quasi mai appare la Pro-vvidenza! Sappiamo chi sarà il nascituro, se è sano o no, che forma ha, se è maschio o femmina, se il suo cuore è sano, quanto pesa….anticipiamo la vita e non crediamo più nel passivo divino. Ironia delle parole: il nostro mondo è malato di ATTIVISMO! Il contrario della scelta di Dio! Lui si è calato nel passivo…è stato nato!

Caro fratello o sorella che leggi queste poche righe povere di forma e contenuti, ma spero ricche di amore per l’Africa, impariamo da questa gente il PASSIVO. Perdiamo del tempo seduti e lasciamo che sia il domani di Dio a caratterizzare la nostra storia di poveri uomini. Ti chiedo di metterti seduto/a davanti a un presepio in questi giorni, se ce l’hai in casa meglio ancora, altrimenti in una chiesa silenziosa e raccolta. Guardalo! Non imbarazzarti! Guardalo ancora! Ora che sono finiti i pomposi canti del Glória in excélsis Deo, che le luci artificiali e “tradizionali” delle celebrazioni del Natale si sono spente, ora che l’incenso umano lascia sentire l’umile profumo del muschio contempla la passività di quel bambino che è lì per te! Contempla quel padre e quella madre campioni di passività che sono stati strumenti per la sua entrata in questo mondo. Goditi i poveri pastori che raccolgono la passività di tutto il sud del mondo e che si sanno stupire, meravigliare e donare a Lui. Anche Madalena Serafim l’altro giorno, come loro, donava qualcosa a chi la visitava: un frutto, una manioca o altro. Un concetto di vita capovolto! Chi è povero e in lutto dona qualcosa a chi lo visita! Nella passività tutto è dono!

Guarda a quel bambino che è il massimo della passività, della provvidenza e del dono. Dimenticati di te, del tuo mondo, del tuo “attivismo” e consegnati a Lui. Ora sì è Natale, magari non è neanche più dicembre, ma ora è Natale vero! Sei Suo e tu gli appartieni!

Buona Passività Natalizia!

Padre Silvano

ULTIME DAL POZZO A MEMBA

Ciao a tutti.
Vi do le ultime novità a riguardo del pozzo aperto a Memba.
Ieri sera (20 ottobre) col buio africano, abbiamo finito di installare i tubi e la pompa che portano l’acqua all’abitazione e allo studentato della parrocchia. Tutto funziona e l’acqua è buona! Che sogno aprire il rubinetto con più tranquillità sapendo di averne una scorta… Grazie Dio!
Con la ditta abbiamo valutato anche un secondo pozzo a Cavà, la sede principale della missione che è più all’interno, ma ugualmente in una zona molto difficile per l’acqua. In questi giorni c’è in giro una equipe con un geologo che fanno la prova geoelettrica per ricercare acqua nel sottosuolo e ho deciso di chiedere ancora uno sforzo alla provvidenza tentando il secondo pozzo. Per far questo ho tirato sul prezzo del primo per avere uno sconto (vedi allegato) e di fare un preventivo con un solo tentativo per il secondo. Un solo tentativo vuol dire che o la va o la spacca! Il costo è inferiore ma se non si trova alla prima perforazione non ce ne sono altre 2 come nel caso del primo pozzo. Però confidiamo nella prova geoelettrica che ci potrebbe dare qualche sicurezza in più. Insomma, preghiamo ancora! Se la prova geoelettrica ci da qualche speranza tenteremo, altrimenti ho una soluzione B usando sempre l’acqua piovana. Vi metto in allegato il prezzo del primo pozzo che abbiamo già pagato con tutte le voci specifiche e il preventivo del secondo. Attualmente il cambio è di 1 euro= 36 Meticais. che vuol dire che il primo pozzo completo di pompa e istallazione tubi è costato intorno ai 20.500 euro. Che eleva molto il costo è la profondità (62mt rispetto ai tradizionali 40-45mt). Il pozzo di Cavà, attualmente stimato a 32Mt, costa intorno ai 9.700Euro. Se la profondità aumenta, aumenta anche il prezzo.

So che ciò che vi invio sono cose un po sterili e di economia, ma mi sembra trasparente farlo davanti all’impegno di tante persone che si sono prodigate per questo.
Che il Signore vi ricompensi per il bene che avete fatto. Da parte mia non finirò mai di ringraziarvi.

Ciao
don silvano

21 ott 2012

 

QUI LE COSE PROSEGUONO AL MEGLIO….. RICORDO NONNA CARMELA

GRAZIE GRAZIE GRAZIE , per le bellissime righe della Carmela. Mi hanno commosso. Ora ci guarda tutti dal cielo e sorride!


Qui le cose proseguono al meglio… oltre a tutte la attività di rutine c’è la costruzione di un centro di formazione in una delle regioni sprovviste di strutture per formare i liders comunitari. E’ stato un lavoro lungo ma sta dando i suoi frutti.
Se Dio vuole tra qualche mese concluderemo questa opera che in termini di muratura è molto piccola e non è niente di che, ma che in termini umani l’abbiamo lanciata come grande sfida. In effetti non ho voluto che fosse l’ennesima opera fatta dall’uomo bianco e piombata dall’alto, ma ho voluto che fosse costruita dai cristiani delle nostre comunità con materiale il più possibile locale e semplice. Quindi abbiamo provveduto a fare un calendario che prevede il coinvolgimento di tutte le 48 comunità cristiane con turni di lavoro di 3gg (alcuni vengono a piedi da oltre 60km!). E’ da 2 anni che prepariamo l’intera parrocchia a questa costruzione sensibilizzando e spiegando. L’anno scorso ogni comunità ha raccolto e offerto alla parrocchia i prodotti (fagioli, granoturco) che serviranno per i pasti di chi viene a lavorare. Quindi sono stati imagazzinati per essere usati quest’anno a partire dal mese scorso quando hanno preso inizio i lavori. Ci facciamo i mattoni con fango e cemento che ne da una mistura forte e bella…ne faremo 20.000!
Quest’opera prevede la partecipazione di tutte le comunità e più di 1100 persone che entreranno in cantiere per dare il loro contributo. Tutto questo è volontariato! Solo 6 persone riceveranno un compenso come muratori chiamati a dirigere i lavori. Questo sarà il NOSTRO centro
Il raccolto quest’anno è stato abbastanza buono, almeno per una parte di prodotti, e quindi si spera fuggire la morsa della fame….
Tra pochi giorni riceverò la visita di 2 ingegneri di Verona che non ho mai visto e che non conosco, ma che la provvidenza mi ha inviato per tentare di vedere di aprire 2 pozzi…forse ne avrete sentito parlare…
la pastorale dopo quasi 3 anni che sono in questa nuova missione è decollata e con alti e bassi, come succede ovunque, mi da grandi soddisfazioni. La gente qui è forte e tira la carretta della vita con grande fede e coerenza.

don silvano

DA NAMAHACA A CAVA’ e MEMBA

Cavá 5-5-2010

Carissimi,

a questo punto si aprirebbe tutto un capitolo su proposte e novità future, e vi assicuro che sono un sacco, ma per correttezza ancora non posso accennarvi nulla! Al momento c’è tutto in evoluzione sia sul piano pastorale, sia su quello diocesano, sia su quello parrocchiale. Ci sono delle BELLE SFIDE che si aprono davanti a noi…”Con queste parole vi lasciavo un po’ in sospeso nella mia ultima lettera, e ora, credo sia giunto il momento di aggiornarvi sui passi fatti in questi mesi.

Innanzitutto, vi dico che sto bene e sono in salute fisica e di anima! Il motivo di questa mia “clausura” in questi mesi non è stata ne cattiva volontà, ne mancanza di voglia di informarvi, ma veramente una maratona di novità e nuove sfide. Sicuramente è mancato il contatto epistolare ma non quello del cuore!

Cerco di riprendere da novembre dello scorso anno quando stavano per arrivare Emiliano e Lucia e di farvi una sintesi di questi mesi… è chiaro che tutto non si può scrivere…Più o meno con l’arrivo dei laici nella missione di Namahaca si arriva finalmente a una equipe stabile di 2 preti, 2 laici e 2 suore comboniane dopo più di 2 anni di continui cambiamenti, ma non ne gustiamo molto la festa perché allo stesso tempo si concretizzava a livello di diocesi di Nacala la data precisa in cui un certo padre Ottavio, fidei donum della diocesi di Tempio (Sardegna), avrebbe lasciato la missione di Cavá confinante con Namahaca.

Padre Ottavio era partito circa 16 anni fa dall’Italia come prete fidei donum e si era messo a disposizione del vescovo della diocesi di Nacala. Dopo quasi un anno di servizio altrove il vescovo gli chiede di occuparsi di una delle missioni tra le più disastrate. Siamo nell’imminente dopo guerra (1994), quando padre Ottavio arriva a Cavá. La missione si trova a quasi 2 ore da Namahaca nello stesso distretto di Memba, solo che, a differenza di Namahaca, Cavá era stata abbandonata in tempo di guerra (come residenza) dai padri e suore comboniani perché ritenuta troppo pericolosa. Difatti durante un assalto alla missione una delle suore era stata rapita dai guerriglieri e da quel momento , i padri prima e le suore poi erano stati ritirati da lì. La missione di Cavá quindi rimane abbandonata e assistita a distanza da Namahaca, dove i padri facevano la spola, nel limite del possibile, per accompagnare le comunità di questa missione.

Geograficamente Cavá è molto varia. La parte più a sud arriva all’oceano e ha la sede del distretto (Memba) formando un piccolo centro abitato con caratteristiche costruzioni coloniali ma rimaste come in tempo di guerra…cioè distrutte e diroccate. A parte poche case come l’ospedale, la casa dell’amministratore e la parrocchia tutto è rimasto come se la guerra fosse ancora in corso. A una prima vista sembra un luogo spettrale! Fuori da questo centro abitato, dove c’è pure un minimo di comodità (luce e telefono), la missione si spinge all’interno della savana come una grande lingua dove, più o meno al centro sorge la struttura della missione: Cavá. La missione si trova veramente fuori da tutto e in una zona davvero selvaggia dove in tempo di guerra moltissima gente aveva trovato rifugio dagli attacchi dei guerriglieri rifugiandosi in queste immense distese disabitate di savana. Finita la guerra molte persone sono tornate agli originari villaggi ma molte altre sono rimaste definitivamente in questo luogo definito anche la “sacca povera del Mozambico” per dire che è una delle zone più povere anche per causa delle scarse di piogge. La missione nonostante abbia meno comunità di Namahaca è molto più estesa come territorio e con comunità lontanissime una dall’altra e soprattutto con poche, o inesistenti, vie di comunicazione se non a piedi.

Dicevo cha la missione era stata abbandonata dai padri e suore, ma subito dopo occupata dai guerriglieri che l’hanno saccheggiata prima e incendiata poi. Quello che trova padre Ottavio quindi è una situazione di mancanza di strutture e una realtà di missione da ricostruire. Oltre ai “mattoni” a Cavá è mancato un accompagnamento delle 47 comunità che hanno dovuto cavarsela da sole. C’è stato un “buco” pastorale di vari anni! L’assistenza “a distanza” permetteva un accompagnamento sacramentale e poco più, quello che potremmo chiamare il SENSO COMUNITARIO è venuto meno per le circostanze difficili di guerra e fame. Teniamo presente che se la fame nella zona nord del paese è ciclica, qui possiamo dire che è quasi annuale e il “sopravvivere” diventa la prima e assoluta preoccupazione. Padre Ottavio, ha sì la sua diocesi alle spalle, ma sul campo è da solo! Non ha ne confratelli, ne suore che lo appoggiano. Vivere da solo e così isolato per tutti questi anni è davvero da “spirito missionario”!

Padre Ottavio ricostruisce da zero la missione di Cavá e fa nascere a Memba, sede del distretto, un convitto di studenti, perché qui si aprono le scuole superiori e tutte le classi inferiori. Qui i ragazzi che vengono da lontano vivono accolti in un ambiente sano e possono imparare un lavoro attraverso 2 piccoli laboratori di ferro e falegnameria. I ragazzi cha avrebbero bisogno di alloggio qui sarebbero centinaia e questa è solo una goccia (22 studenti quest’anno), ma come diceva Madre Teresa di Calcutta: “Se l’oceano non avesse questa piccola goccia sarebbe mancante di qualcosa e avrebbe una goccia in meno”.

Padre Ottavio fa diventare “forza lavoro” i tanti laici che vengono a visitarlo dalla Sardegna e, chi come muratore, chi come sarto, chi come falegname o elettricista mettono “mattone su mattone” e danno vita a quello che c’è oggi. Ho fatto un giro lungo e noioso ma ora arrivo! Già da circa due anni il vescovo di Tempio in Sardegna stava sollecitando padre Ottavio per rientrare, visto la scadenza del suo contratto (max 12 anni!). Ma per chi si ammala di “Mal d’Africa” è veramente difficile accettare questo tipo di ordini…. Cosi padre Ottavio era riuscito a prolungare un po’, ma si sapeva bene che era questione di qualche anno e niente più. Di fatti è arrivato il momento di rientrare senza possibilità di trattare e quindi di dare le sue dimissioni al vescovo di Nacala. A questo punto il vescovo di Nacala rimane con la “patata bollente” e non avendo preti diocesani sufficienti, ne ora, ne in un immediato futuro, ha chiesto aiuto a Namahaca, o meglio, a Verona.

Namahaca è legata a doppio filo a Cavá perché inizialmente era un’unica missione e poi perché durante tutta la guerra Cavà riceveva assistenza da Namahaca. Ecco quindi che era impossibile negare un aiuto a chi da sempre fa parte della famiglia! La proposta quindi arriva a noi, ma non come sorpresa o novità visto che era nell’aria già da un paio d’anni… Diciamo quindi che eravamo più o meno preparati. A questo punto arriva anche una seconda notizia-novità! Le suore comboniane di Namahaca sentendo parlare di suore veronesi in procinto di partire e essendo a corto di personale per le loro case decidono di chiudere la casa di Namahaca e spostarsi in altre missioni. Perdere le suore a Namahaca è paragonabile a perdere una mamma in una famiglia! Quasi in contemporanea arrivano le due date: 21 marzo partenza delle suore da Namahaca e 7 aprile partenza di padre Ottavio da Cavá. La situazione forza in campo è la seguente: don Alessio ha terminato il suo corso di lingua con settembre e da 3 mesi è fisso alla missione e può iniziare a prendere visione della pastorale quotidiana, la coppia di laici Emiliano e Lucia hanno ancora la valigia in mano, perché arrivati a novembre, e sono già alle prese con il convitto femminile di Namahaca che lasciano le suore! A Cavá non rimarrà nessuno per il passaggio di consegne, per cui c’è bisogno di prendere visione con la realtà prima che Ottavio parta perché è una missione completamente nuova che non si conosce, oltre che meno “impiantata” pastoralmente, come dicevo prima.

Con il buon senso e nulla più si decide che io che sono da più tempo a Namahaca e con un minimo di esperienza in più mi stacchi per entrare a Cavá. A questo punto siamo a fine dicembre, inizio gennaio e con l’anno nuovo inizio a “mettere il naso”, (quando sono libero dagli impegni di Namahaca!!!!), nella missione di Cavà. A partire da febbraio intensifico la presenza in tutti i fine settimana cercando di conoscere le varie comunità e problematiche presenti sfruttando ancora per un mesetto la presenza di P. Ottavio. Una volta partito non resterà più nessuno a passare le consegne e se questo è difficile in una parrocchia in Italia, immaginatevi qui, dove la parrocchia ha l’estensione di una diocesi e i problemi di almeno 3 diocesi messe insieme!!!

Con inizio aprile (Pasqua) sono definitivamente presente nella missione di Cavà. Ho usato questo giro di parole perché ancora non posso dire dove vivo perché non lo so neanch’io! Attualmente vivo, per così dire, “in tre letti a settimana” che a volte diventano pure 4.

Per la formazione e l’accompagnamento di alcuni ministeri e gruppi, aiuto ancora Namahaca, dove praticamente ho un incontro di 2 giorni quasi ogni settimana. Alcuni giorni poi vivo nella piccola ma funzionale residenza dietro la chiesa di Memba per accompagnare nelle attività e nella vita i ragazzi del convitto. Il fine settimana generalmente sono a Cavà (a 40 km da Memba e 60 km da Namahaca). In più ho pure qualche impegno diocesano che mi tiene fuori ogni tanto per qualche giorno per incontri vari… Capite che la noia non è di casa in questi ultimi mesi.

Ecco quindi che sono ritornato nuovamente solo, anzi, questa volta un po’ di più visto che prima avevo almeno le suore… Però ora non “sono nuovo” e in vantaggio c’è il rapporto con la gente che ora è molto più semplificato. I giovani del convitto poi sono speciali e mi aiutano un sacco in mille cose. Chiaro che questa non può essere la situazione definitiva perché è impensabile tentare un accompagnamento serio della pastorale in questo modo e anche riuscire a sopravvivere! Cavà quindi è in tutto e per tutto una seconda missione veronese in terra mozambicana distinta e autonoma da Namahaca. Questo è quello che si è deciso.

Le due missioni saranno portate avanti con 2 equipe autonome e con programmi e impostazioni autonome. Le due equipe, a detta dei nostri capi, dovranno avere 2 preti ciascuna e una presenza di laici e probabilmente di suore…. si vedrà! Quindi anche a livello diocesano a Verona il mio nome e purtroppo anche un po’ il mio cuore si stacca da Namahaca per legarsi a Cavà. Il salto dopo solo 3 anni è grande e come quando si lascia una qualsiasi parrocchia c’è sempre uno strappo affettivo, così pure una missione. Namahaca è stata la prima e quella che mi ha insegnato l’Africa e non la scorderò mai! Ogni volta che ci ritorno mi rimane dentro quella nostalgia profonda di chi sa che quello che si è costruito nel cuore con la gente non si cancellerà MAI PIU’! A questo punto, per non stancarvi troppo vi riassumo in 2 righe quello che sto facendo ora.

Il mio unico obbiettivo prima del mio rientro a luglio per le ferie è quello di visitare tutte le 47 comunità, in particolare le 25 in cui ci sono state divisioni, contrasti e scontri che le hanno un po’ allontanate. E’ un lavoro paziente ma che mi commuove ogni volta che in queste riunioni infinite si parla di fede con questo popolo. La fede che questa gente porta dentro è grande come le montagne. Sembra impossibile come il Vangelo si faccia strada negli angoli più sperduti di questa Africa…ore e ore a piedi o in moto per arrivare a piccolissime comunità dentro nella savana in totale clima mussulmano, ma in cui trovo persone che orgogliosamente si professano figli di Gesù Cristo. Mi commuove fino a strozzarmi le parole in gola il vedere la gente che arriva per un incontro o a prendere l’Eucarestia dopo 15-16 ore di strada con una notte passata nel cammino. Fede immensa! GRAZIE DIO!

Poi cerco di capire e fare lettura delle difficoltà che ci sono (e non mancano!) cercando di affrontarle una per una! Così pure nel convitto dei ragazzi ci stiamo costruendo insieme la nostra convivenza fatta di preghiera, lavoro, studio….calcio! Per la prima volta da quando sono qui vivo in casa insieme con questo popolo e la condivisione 24 ore su 24 è bella e permette di conoscere un sacco di cose. Insomma, è un ricominciare una nuova avventura e questo stimola il cuore, la fede e la mente. Ritengo che Dio mi faccia dei regali davvero immensi dei quali non sono degno. Che la sua infinita misericordia di Padre accompagni questa nuova, bella e immensa realtà di Cavà. Per quanto mi riguarda sono felice di essere suo strumento!

Non mi resta cha inviarvi il mio abbraccio e dirvi che se tutto va bene l’11 luglio dovrei atterrare in Italia e rimanerci fino a inizio ottobre. Sarà bello rincontrarci come fratelli e amici che sono stati divisi geograficamente ma non nelle fede e nell’affetto!!!Un abbraccio immenso e buona accoglienza del dono dello Spirito Santo nella festa di Pentecoste, dono che ci sprona “ad uscire” per gridare la novità di Gesù risorto!!

Pe Silvano

SEPOLCRO VUOTO

Quel mattino di Pasqua l’unica certezza dei due discepoli maratoneti (Pietro e Giovanni), e delle donne che andavano a rendere culto a un “morto” è UN SEPOLCRO VUOTO! Che cosa inaudita! La nostra fede scaturisce e si svilupperà nei secoli da quel VUOTO.

Un luogo che sa di morte, di chiuso, di umido che puzza di cadavere… ora si trova vuoto e i primi raggi di sole di quel mattino fanno breccia in quel anfratto oscuro nella roccia. Quel luogo vuoto e inospitale e pieno di un silenzio schiacciante, ora, si riempie solo del battito del cuore di quel discepolo che Gesù amava e che entra poco dopo il grande “rinnegatore perdonato”: Pietro. Il tonfo profondo di quei due cuori sembra riecheggiare in quelle pareti dure e fredde. Sono cuori vittime di una corsa d’amore e di curiosità. Ma la fede, quella vera e profonda, non è ancora scaturita! Solo possono constatare un VUOTO, una assenza che ora, per sempre, sarà presenza! Quel vuoto e quell’assurdità della pietra rimossa scava dentro il cuore un fiume di tristezza e stupore allo stesso tempo. “Che abbiano rubato il corpo di Gesù”…. o forse, le sue parole erano verità!??! Ed ecco che l’impossibile diventa possibile, come era già successo con l’incarnazione! Dio presenta davanti all’uomo ciò che non è scontato, ciò che è inaspettato, ciò che non si sa spiegare. Ecco che quel vuoto inizia a riempirsi! Si fa pieno di domande! Il Messia…Gesù…Figlio di Dio… morto…sepolto…RISORTO??? Nooo! Impossibile! E’ solo un sepolcro vuoto non possiamo arrivare a supporre che sia vivo! Eppure quel VUOTO grida al cuore di quei discepoli e di quelle donne! E’ un grido che non li lascia in pace! VUOTO, VUOTO, VUOTO!!! Il VUOTO subito dopo diventa ANNUNCIO! “Che fare??? Andiamo a dirlo agli altri!!!!” Inizia da quel vuoto la splendida avventura missionaria della Chiesa. Da più di 2000 anni questa chiesa annuncia un VUOTO, un sepolcro per sempre vuoto! Un luogo di morte diventa ora il simbolo della vita, della luce, del profumo dell’esistenza. Come i due cuori di Pietro e Giovanni milioni e milioni di altri cuori in tutto il mondo hanno pulsato con frequenze “fuori misura” davanti al vuoto della resurrezione! Quel vuoto riempie – assurdo gioco di parole – la nostra fede e la nostra esistenza di cristiani! Il vuoto di quel mattino diventa PIENEZZA da annunciare fino agli angoli più lontani della terra! Quella corsa dei discepoli e delle donne che ritornavano dal sepolcro si sta perpetuando attraverso ciascuno di noi!

Pensavo a quante esperienze di “vuoto” facciamo nella nostra vita… Tantissime! Pensavo anche a quante esperienze di “vuoto” fa quotidianamente la mia gente di Namahaca! Vuoto del piatto per una pessima stagione delle piogge, vuoto di giustizia per un cattivo governo del paese, vuoto nella farmacia dell’ospedale perché sono finite le medicine, vuoto di giustizia negli ambienti pubblici, vuoto nelle tasche perché da mesi è finito il denaro, vuoto in quella famiglia dove due giorni fa è morto per fame il più piccolo dei figli… VUOTO, VUOTO, VUOTO!! E’ ancora, Signore, un VUOTO che grida al nostro cuore! E’ il vuoto che sentiamo nella nostra esistenza, è l’insoddisfazione, l’ appiattimento…la voglia di qualcosa che ci ri-empia. Ma cosa? Che anche questi “vuoti”, Signore, siano VUOTI DI RESURREZIONE o che siano come quei “vuoti a rendere” che si devono restituire per essere riempiti un’altra volta delle solite cose!?!?

I nostri “vuoti”, Signore, in questa Pasqua possono diventare pienezze di resurrezione! Sì, può accadere!!! Crediamoci! Facciamo vibrare il nostro cuore e scuotiamoci con la corsa dell’annuncio! Annunciamo che la resurrezione si ripete OGGI!

La gente d’Africa ce lo insegna! Qui i vuoti vengono trasformati in sorrisi! Non c’è niente, nulla … proprio come in quel sepolcro! Ma c’è una pienezza di SPERANZE! Il Vangelo cammina anche oggi in mezzo ai nostri vuoti e li fa rifiorire con la resurrezione dei nostri animi!

Grazie Namahaca perché passeggiando attraverso i tuoi “vuoti” sento che tutto questo si trasforma quotidianamente in resurrezione!

Se sperimenti il vuoto in te, sappi che

Gesù è vivo!!!

Facciamoci venire la voglia di CORRERE per annunciare questa sorprendente notizia!!!!!!!!!

Auguri a tutti voi di buona Pasqua!

Pe Silvano e Pe Alessio  

Pasqua 2009

DA NAMHACA … e CULTURA MACUA

Namahaca 3042008

Mi faccio risentire dopo qualche mese di silenzio! Chiedo scusa per la mancanza di informazioni, ma ho diminuito drasticamente i viaggi in città per essere più presente nelle comunità e di conseguenza anche le comunicazioni sono meno frequenti. Comunque vi porto sempre nel cuore e occupate sempre un posto speciale nella mia preghiera!

Come le altre volte vi do prima una parte di cultura e poi notizie della missione …  buona lettura!

Cultura Macua

L’ultima volta vi scrivevo del “curandeiro” e della relazione con i morti. Vorrei completare questo aspetto scrivendovi un po’ di come loro interpretano la malattia e del figura del “mwene” (re).

DELITTO E CASTIGO

Penso abbiate già inteso che il non fare riti per i defunti è segno di poco rispetto e attira disgrazie! Ma ci sono anche altri tipi di comportamento che per la loro “immoralità” possono arrecare conseguenze sgradevoli, ossia, una morte lenta o sgradevole. Malattie eccessivamente prolungate o infermità come la lebbra, la tubercolosi, sono sospette: un castigo mandato da qualcuno per condotta “anti-sociale”. Il castigo avviene già in questa vita! Chi si incarica di questo direttamente sono gli antepassados (defunti) della famiglia.

MWENE(RE)

I Macua non si sono mai costituiti in regno con una autorità politica centrale. Ma l’autorità sociale, che garantisce la stabilità sociale e la continuazione dell’identità tradizionale, esiste eccome. Si basa, come già avrete dedotto, nella famiglia (nloko). I Macua si sono costituiti in clan (mahimo), ciascuno con il suo mwene (re) fondatore, il cui nome si trasmette di generazione in generazione. Ciascun nihimo (clan) occupa, di preferenza, alcune zone normalmente vaste. Non si tratta di una distribuzione rigida: in una determinata zona possono convivere due o tre clan. Comunque sia, solo uno di loro è riconosciuto come dominante. Un solo mwene (re), quello del clan dominante, detiene il potere politico-religioso di quella zona.
Allo statuto e alla scelta del mwene si arriva attraverso un elaborato cerimoniale (mukelampa) – mai attraverso lotte di potere. La persona scelta non ne sa niente tutto avviene di sorpresa. Il padrino gli attacca una striscia di panno bianco tra il gomito e la spalla e gli pone la farina sagra (ephepa) sulla testa. Perché di sorpresa? Per non lasciarlo fuggire! Il proverbio dice infatti: ”Essere importanti è stare nell’immondizia”. Da ora in poi dovrà affrontare mille problemi di tutti i generi.

A lato del mwene non dimentichiamo la figura delle regina (apwiyamwene), generalmente sua nipote (figlia di una sorella): lei è depositaria della suprema autorità morale “madre di tutte le madri”.

A partire dall’intronizzazione, saranno tre i simboli del potere del mwene: il bidone (ekavette), il suo sgabello (namakutha) e la farina sagra. Questa farina sarà utilizzata nelle solenni preghiere di sacrificio. Una parte di questa farina servirà per l’intronizzazione del suo successore.

DA NAMHACA …

Se non ricordo male l’ultima volta che vi ho spedito “ihali” (notizie) di Namahaca
è stato immediatamente prima di Natale!

Beh, ci siamo ancora! Nessun problema!

Mi ricordo che vi lasciavo dicendovi che da lì a poco sarebbe iniziato l’anno
pastorale (gennaio) e che sarebbe iniziato un po’ a corto di personale e il poco
presente sul campo (io e un’altra suora) senza nessuna conoscenza della nuova
realtà di Namahaca!!! Il Buon Dio ha guardato verso di noi! Il cammino che
stiamo facendo è senza dubbio duro e difficile, ma anche bello! Dopo una fatica
iniziale di dover cominciare da zero assumendoci tutta la pastorale senza un
minimo di conoscenza dell’ambiente siamo riusciti ad arrivare ad una buona
programmazione con un attività di formazione molto intensa. Si impara a fare
tutto nella vita!!

Nel frattempo in questi mesi “ho compiuto un anno” (8 marzo) dall’arrivo in
terra africana. Guardandomi indietro ho ringraziato davvero Dio! Un anno non
facile e soprattutto senza molte pause di riflessione, letteralmente
scaraventato nella realtà in un bagno totale in pochi mesi. Dio mi ha – e lo
continua a fare – accompagnato in un’esperienza UNICA! Solitudine, crisi,
lacrime, incomprensione, nostalgia … ma ora, dopo un anno, mi ritrovo con una
visione molto più serena e con tanta pace nel cuore! Ora mi sento veramente A
CASA!

Tante cose che prima mi suonavano strane o incomprensibili, ora fanno
parte del mio quotidiano. Lingua, abitudini, tradizioni, modi di fare … poco a poco si fanno strade nel mio cuore e nel mio vissuto. Il periodo che sto vivendo ora è dunque positivo e carico di “incontro” gratuito con questa gente … è bello! Sono contento! Per l’altro aspetto è un periodo di “corse”, anche se sembra strano usare questo linguaggio in Africa! Certamente gli impegni non si accavallano come in un “mondo occidentale” sempre di corsa, ma giorni liberi non ne esistono! E più “risiedo” in questa terra e più vorrei tentare qualcosa in più, di differente … ma faccio la profonda umiliante esperienza del LIMITE. Sì, qui non posso arrivare dappertutto, come magari ero abituato prima, qui ci si rassegna quotidianamente e lavorare senza cambiare di una virgola la situazione! Il limite fa parte della vita missionaria e, o lo trascendi, o ti porta alla disperazione e alla pazzia! Qui ci sei come presenza, come uno che viene a nome del Dio della storia, ma non vieni a lasciare nessun segno del tuo personalismo e delle tue iniziative. Qui, forse più che in qualunque altro posto, rimane solo il tuo CUORE!
Qui la gente non saprà leggere le enciclopedie e non sa dell’esistenza di una
“navigazione interattiva”, ma ti sa spogliare e leggere il cuore! Basta così poco
e subito ti decodificano! “Quel padre, quella suora, quel bianco… ha il cuore
buono!”. E’ il giudizio più crudo e sincero a cui non puoi sfuggire nascondendoti
dietro il tuo sapere, dietro il tuo colore, dietro il tuo ruolo … ti scovano sempre!!
In questi giorni in cui la liturgia ci presenta i viaggi missionari di Paolo ad
Atene, le fatiche di una Chiesa che era agli inizi, il coraggio di uomini “missionari” … mi sembra di leggere la realtà in cui vivo; mi ritrovo pienamente
negli “inizi” di questa Chiesa Africana. Il Vangelo non sta morendo, solo è in
continuo movimento … un movimento provvidenziale che fa bene a noi poveri
discepoli.

Concretamente a Namahaca in questo tempo stiamo vivendo la difficoltà del
post-piogge. La stagione piovosa quest’anno è stata abbondantissima. A partire dalla notte di Natale è sempre piovuto tutti i giorni con grande intensità fino a metà marzo. L’eccessiva quantità di pioggia ha rovinato tutto il granoturco seminato! A partire da marzo neanche più una goccia di pioggia, quando invece le piogge dovrebbero diminuire, ma continuare almeno per tutto aprile: .Questa ultima parte di secca ha rovinato il secondo prodotto base: i fagioli. Ora siamo in tempo di raccolto, un raccolto che dovrebbe garantire la sussistenza fino al prossimo anno. La mia gente è già pronta alla fame! Dicono che i prodotti raccolti non basteranno neanche per arrivare a dicembre … SARA’ FAME! E in tutto questo dramma è sconvolgente come la gente conviva con la morte che continuamente li sfiora e si porta via i più deboli. Si sa che è così punto e basta!
Qui dicono sia ciclicc. ogni due, tre anni arriva la fame … come se fino ad ora
avessero avuto mangiare a sufficienza?!?!? Con la fine delle piogge e l’inizio
della stagione più fresca e secca è anche il momento dell’aumento delle
malattie, prima tra tutte la malaria che quotidianamente si porta via il suo buon
numero di vite.

Tutto questo è entrato in un ciclo di vita perché infondo pensano che sia così in
tutto il mondo! Ma chi, come noi, sa che questa non è la dignità normale di un
umano, lascia un amarezza immensa! Che davvero Dio non si dimentichi di questo suo popolo che continua a gridare PIETA’!

Alla luce di tutto questo sto lavorando perché l’esperienza missionaria possa
essere condivisa da più persone possibile. Proprio in questi giorni ci dovrebbe
essere restituita una casa usata fino ad ora dal medico dell’ospedale, ma
trasferito alcuni mesi fa da un’altra parte. Ci è  costata alcuni sforzi, ma ora è lì
a un passo! Il mio sogno sarebbe di usarla per coppie e famiglie che vogliono
vivere un’esperienza corta o lunga di missione. L’altro lavoro che vorrei ultimare nei prossimi mesi è la sistemazione della seconda parte della casa in cui vivo. E’ una casa grande e potrebbero uscirne 15-20 posti per giovani o laici per passare tempi brevi di missione. Presenterò l’idea il prossimo mese al direttore del Centro Missionario che verrà a visitarmi! Speriamo bene!

Attualmente stanno qui con noi due ragazze di Lodi per un anno come Fidei
Donum (volontarie laiche). L’esperienza è molto positiva e penso possa essere l’inizio di una esperienza di una piccola comunità di laici che periodicamente
passano un tempo in missione … ma lascio che sia lo Spirito a definire meglio il
tutto! Le idee in testa e soprattutto nel cuore sarebbero tante .

Nel mese di maggio riceverò la visita del direttore del Centro Missionario con
don Alessio appena rientrato dal Brasile … che sia la volta buona!?!?!? Chissà!

Ma non stancatevi di pregare perché arrivino altri preti a Namahaca … ce ne
assolutamente bisogno!

Grazie ancora per tutti gli aiuti (spirituali e materiali) che fate arrivare per
Namahaca. Sono venuto anche a conoscenza di varie iniziative di
sensibilizzazione fatte nei mesi scorsi; penso sia la cosa più importante …
parlarne e far conoscere! Grazie a quanti continuamente portano nel cuore la
causa dell’Africa. E’ bello sentire la “sintonia” missionaria a distanza di
chilometri … sono i miracoli di Dio che avvengono anche nel nostro “oggi”.

Vi saluto con il grande augurio di spalancare il cuore alla venuta dello Spirito
Santo nella prossima Festa di Pentecoste. Che quello stesso vento che ha
aperto le porte del cenacolo dove stavano Maria e i discepoli per farli uscire
all’incontro con il “mondo”, apra anche i nostri cuori per assaporare il gusto di
un Vangelo spinto fino ai confini della terra!!!!!

Da tutto il popolo di Namahaca!

BUONA PENTECOSTE”

Pe Silvano

 

DIO ESISTE ED EGLI E’ IL PADRONE DELLA VITA

II Parte: 

Per non rischiare che passino sei mesi prima di darvi ulteriori informazioni, eccovi la seconda parte di lettera che spero sia pubblicata un po ‘più tardi rispetto a quella del Natale!’

Venite in lettera mandata in agosto, prima vi fanno alcune informazioni sulla cultura Macua e poi vi do le notizie della mission. Sperando di non fare molta confusione!

DIO ESISTE E EGLI E ‘ILPADRONE DELLA VITA

Già vi accennavo l’altra volta del grande rispetto che il popolo Macua nutre nei confronti della terra, La terra è l’origine di tutto, è sacra, soprattutto perché in lei si trovano i cimiteri di famiglia: la casa degli antenati! I loro spiriti vagano tra i vivi e servono da intermediari con Dio. I morti non sono morti, ma vivono in un’altra forma, perciò sono trattati, con la stessa stima e rispetto come se fossero vivi. E quello che le persone chiedono una Dio, Dio lo concede attraverso un defunto. La preghiera inizia con un Xontte Muluku … (per favore Dio …) e continua nominando un decesso   considerato più amico.
La stessa cosa è con i sacrifici, sempre con prodotti vegetali, saranno diretti a  un defunto, non a Dio, che non ne ha bisogno.

Di Muluku (Dio) i Macua hanno un concetto estremamente elevato! Lui e Creatore di Tutte Le cose E mwanene  (padrone) un Essere Che PUÒ Piu di Qualsiasi altro. Muluku okhala (Dio esiste) è un’espressione molto frequente sulle labbra di tutti! Ma non esiste relazione diretta tra uomo e Dio, tutto passa attraverso i defunti, gli antenati. Pertanto un defunto offeso può usare la forza divina per manifestare la sua malcontento con i suoi familiari vivi. O che non si tratti addirittura di feticcio (okhwiri) di qualche nemico. Ma anche questo atto di magia nera, per diventare efficace deve ricorrere un unmukhuwiri (persona che manda il feticcio) attraverso lo spirito di un defunto.

E come si fa a sapere qual è il defunto, o lo spirito responsabile della disgrazia? Semplice basta ricorrere al nahako (indovino) che con i suoi strumenti: uno specchio, una pentola con acqua, un piatto, i radici, i fenomeni di trance … troverà la risposta per il suo cliente, che poi pagherà in fretta.
Poi il cliente sarà inviato da un mukulukhana (curandeiro) che troverà, a sua volta, una cura; Ma in cosa si può mancare di rispetto con un morto?

Prima di tutto durante il suo funerale! Se i suoi famigliari non hanno fatto tutto quello che era previsto dalla tradizione. O nel “tempo dei cimiteri”, (giugno-agosto) alla fine del raccolto, i familiari non puliscono la tomba del proprio caro da erba e paglia.

E il modo di comunicare dei morti è attraverso i sogni! Sognare un proprio caro, per una macua, è una cosa estremamente forte … c’è bisogno subito di un sacrificio. 

Pertanto è facile comprendere che ogni piccola cosa che accade fuori dalla normalità è frutto di un ordine soprannaturale. In particolare una malattia. La malattia è sempre frutto di qualcosa di superiore … non esiste nessuna spiegazione scientifica; ma affronteremo questo argomento un’altra
volta.

Spero che leggendo queste istruzioni sulla cultura Macua non semplifichiamo tutto semplicemente dicendo: “Ah, Vivono in un altro mondo! Chissà quando si svilupperanno!”

Io sto imparando ad entrare nella punta dei piedi e crescere il rispetto per quello che è altro dalla mia cultura che non riesco a capire. In questi mesi partecipando ad alcuni “rito di iniziazione”, mi sono reso conto di trovarmi dentro un alto e sacro concetto di vita! In questi aspetti la cultura di questi  gente è meravigliosa! Il  singolo non esiste, esiste il gruppo della famiglia il clan. Il singolo trova significato solo perché è relazionato un gruppo!

Spero che questi piccoli spaccati della cultura di questa mia gente aiutino a comprendere una delle tante ricchezze che l’Africa possiede: la gente! 

Pe Silvano

CHE SIA NATALE PER TUTTI VOI!!!

Dalla prima missone a Namahaca

I° Parte:

Namahaca 18-12-2007

 

Carissimi,

voglio iniziare questa mia lettera con una grandissima richiesta “natalizia”!

Perdonatemi! Sì, perdonatemi il lungo tempo di silenzio e di mancanza di informazioni … ma mi ricordo bene che concludevo la mia ultima lettera scrivendovi che la comunicazione si sarebbe un po’ complicata … per cui … mi considero giustificato! Eravate avvertiti!

Ora che ho sistemato la coscienza vi posso salutare a “pieni polmoni” gridandovi con tutta la forza che mi è concessa, anche se filtrata da uno strumento multimediale come il computer, BUONA INCARNAZIONE DEL NOSTRO DIO! Spero che sia stato un Avvento ricco di “attesa” di quella vera, quella delle grandi occasioni! E che il Natale vi possa mandare in profonda crisi con la grandezza della sua povertà! Augurio strano! Ma un augurio meditato in questi giorni che precedono il Natale! lo ho dovuto venire fino a qui per trovare chi mi insegnasse la coerenza del Vangelo e l’esegesi più umana del Gesù fatto uomo nel mistero dell’incarnazione. Celebrare in questa grande povertà il Natale mi spaventa e mi affascina allo stesso tempo! Le capanne della mia gente mi richiamano quella grotta. Il lavoro massacrante delle nostre donne mi aiuta a capire la coerenza di Maria. I sacrifici dei nostri uomini per mantenere la famiglia con un reddito sotto il livello minimo di sopravvivenza mi ricorda la preoccupazione che avrà avuto Giuseppe. Le migliaia di bambini che ogni giorno muoiono per AIDS, malaria o durante il parto mi dicono che le ingiustizie economiche e sociali di quella notte ancora si ripetono! Dove sei Dio? Dove sono quei angeli che cantano Gloria in excelsis Dea? Dove sono le ricchezze che portarono i Re Magi alla grotta? Dove sono i pastori che offrono latte e formaggio … ? Qui è Incarnazione nuda e cruda nella povertà umana! “E abitò in mezzo a noi”, ma qui, caro Signore, preparati ad accontentarti veramente di poco! Non abbiamo nessun animale per riscaldarti … ma forse ora non c’è ne proprio bisogno, anzi, forse per il caldo ti verranno le piaghe nella pelle, come Sonnisa la bambina che ho visitato ieri … e non pensare di comperarti medicine! Sono poche e costano molto! In più nell’ospedale gli infermieri sono spesso ubriachi e potrebbero “approfittare” di tua madre! Meglio curarsi da soli, magari con un “curandeiro” che fregherà tutti i soldi a tuo padre e rimanendo senza soldi non potrà fare il censimento di questi giorni per poter votare … Sì, votare è un diritto! Ma qui per il censimento bisogna corrompere polizia e addetti ai lavori, se no non di rilasciano il certificato! Si deve dare soldi, o comprare una bibita, o offrire una gallina … se sei fortunato ti mandano a piedi a 1 O km a comprare la benzina per la moto del capo! E che tuo padre non si inventi di denunciare! Così il potere monopartidario (=dittatura) è al sicuro anche per quest’anno. Pensaci due volte prima di nascere qui! Non vorrei che rientrassi in una delle tante statistiche che parlano di decessi infantili per denutrizione! Parole grosse per dire che c’è un “primo mondo” che lascia morire … o a volte non ha neanche il tempo di aspettare la tua morte … e allora ti ammazza! Oggi Erode ha nomi diversi!

Sì, Signore … è proprio così! E poi magari ci diciamo con la pancia piena di panettone: “Buon Natale!”. Buon che … ?!?! Forse, se siamo onesti dovremo solo augurarci: “Che sia Natale per te!” Ma poi, caro Signore, leggo in S. Giovanni: “E il verbo si fece CARNE”! Grazie Dio per questa “sarx” (dal greco … se non mi sbaglio!?!) che è carne CONCRETA! Grazie perché in questa sarx africana scopro il tuo volto! Il mistero del Natale è VERO perché è la stessa gente che me lo annuncia: “Padre Silvano Dio ci ama e non si dimentica di noi!”. Quante volte ho sentito questa frase … ma ancora non ha convertito il mio cuore! Grazie Dio per i poveri che ci indicano la strada. Grazie per i preti e le suore che incontro qui… gente con gli “attributi”. Consacrati, nel vero senso della parola, a Dio e ai fratelli … senza mezze misure e senza piedistalli!

Che testimonianze di santità! Ancora c’è gente che ama la propria vocazione e che si spende totalmente nell’entusiasmo! Ripercorro con la mente i sorrisi e i volti dei miei catechisti, di cui molti di loro ancora non conosco il nome, ma che sono volti che mi gridano: “Dai!!! Vedrai che bel Natale verrà fuori!” Questi sono gli angeli che annunciano con il canto della loro vita che Dio è l’EMMANUELE il Dio con noi!

Allora penso di poter dire che il mio primo Natale qui, sarà stupendamente percorso dalla presenza d Dio!!!!!!!!!

Ecco perché voglio condividere questa gioia contagiosa con voi! Vi volevo scrivere tante cose…ma non voglio soffocare questo grande mistero del Natale che come quella notte è fragilissimo: piccolo bambino in braccio ad una madre! Per questa vi manderò una seconda lettera.

Grazie Dio dello sconvolgimento interiore che ci provochi con la tua nascita in questo stile. Continua a scuoterei con il tuo “farti carne” quotidiano!

CHE SIA NATALE PER TUTTI VOI!!!

In particolare:

  • per chi anche quest’ anno sarà entrato in chiesa per una tradizione, per una poesia o per compiere un dovere…se anche così fosse, sappi che Dio quest’anno nasce soprattutto e prima di tutto per te per dirti: “Ti voglio bene”, sei il/la primo/a benvenuto/a!!
  • per chi passerà un altro Natale nel lutto più oscuro!
  • Per chi vivrà la Santa Incarnazione nel letto della malattia.
  • per chi ha perso ogni luce del cristo fatto uomo.
  • per chi vivrà la Santa Notte con il cuore pieno di odio e vendetta.
  • per tu che stai leggendo queste righe

TUTTI, MA PROPRIO TUTTI
LASCIAMOCI AMARE DA QUESTO SPLENDIDO DIO!

Koruhenleni ehapari yorera,
enrowa watteliha murima atthu othene:
olelo moyareliwa Mòpoli.

Vi annuncio una buona notizia.
allegria per tutte le persone
:
oggi è nato il Salvatore.

Pe Silvano

 

 

CULTURA MACUA (2)

L’ESTATE STA FINENDO ……… Per voi !!! Per noi iniziare !!!!! 

(Eh già! Proprio così! Noi stiamo andando verso la stagione calda e delle piogge …)

Un grande e affettuosissimo saluto in quella Dio che continualmente si mostra al mondo attraverso la povertà e il limite della nostra umanità. Vi auguro di cuore che questo sia per tutti voi un tempo di pace e serenità.

Penso a tutti quanti tuoi amici, conoscenti, parenti, parrocchiani … che sei rientrati dalle ferie estive o che magari dovete ancora andarci … o magari questo anno sono saltato! Pazienza!

E penso a tutti voi compagni, amici e confratelli preti che hai certamente appena finito un’intensa attività intensa e ti prepara a iniziare una nuova stagione! E Dio non faccia mancare quel centuplo che promette nel suo Vangelo!

Vi saluto tutti con un grande abbraccio immaginario!

Volevo continuare a raccontarvi quello che il quotidiano ci regala qui. Ma soprattutto, venuto già vi accennavo nel mio ultimo, volevo dare ogni volta spazio per conoscere e perché no, anche un po ‘amare, questo macua che costruisce questa stupenda “ponte” tra Verona e Mozambico.

 

Un mãe é tudo

(la mamma è tutto)

Già vi accennavo l’altra volta l’importanza della donna in questa cultura. Cerco di darvi qualche altro elemento concreto.

Tutto l’individuo, uomo o donna, è integrato fin dalla nascita nel nihimo (clan) della madre. Il nihimo è da intendere tutta la discendenza di una appi (nonna) comune: tutti gli individui con la stessa nonna sono perciò amusi (familiari) tra loro. Gli uomini non possono procurare moglie all’interno del proprio nihimo : sarebbe incesto. La donna che egli sposerà continuerà a restare strettamente legata al clan a cui appartiene, e anche i figli del matrimonio saranno esclusivamente dal clan della moglie. Ma anche l’uomo continuerà a riferirsi sempre al suo nihimo. Per questo nella cultura macua incontriamo il proverbio che dice: “sposarsi non è creare famiglia”. Il marito è solo un agente di procreazione di nuovi elementi per la discendenza della moglie. Secondo una famosa espressione macua è “il gallo imprestato”.

Il pieno potere paterno sarà esercitato dallo zio (da parte materna), ma solo sui figli di una più giovane santa.

Visto che è la donna che ha il potere di trasmettere l’essenza del clan, si chiede la fedeltà al luogo di nascita, alla terra in cui abitano i spiriti dei suoi antenati. Per questo la nuova coppia vivrà vicino ai genitori della donna. La coppia si potrà trasferire in un altro luogo solo dopo aver lasciato una figlia, la prima, in grado di sostituire la madre in suo funzione generatore.

E se nascono solo uomini? E ‘fuori discussione che bisogna rivolgersi a un curandeiro (medico tradizionale) … sarebbe una maledizione! La nascita invece di una donna è sempre una benedizione, significa “forza lavoro” per la famiglia. Da qui si capisce anche tutto il problema delle vocazioni femminili qui in Africa. Lasciare la propria famiglia senza dare i figli è una disgrazia!

Già da molto piccola (4-5 anni), la donna comincia ad essere preparata per la sua missione di maternità. E ‘comune vedere le bambine, con uno spalle il fratello piccolino, che vanno al fiume a prendere acqua. Molti sono i compiti delle donne: coltivare la terra, fare le pentole, andare a cercare legna e acqua, e allo stesso tempo custodire i figli. Soggetta una numerosa responsabilità e lavori pesanti la donna è in una situazione di grande inferiorità. La società è matrilineare non matriarcale !! L’uomo comanda! Le nostre donne sono “regine di umanità” costrette a un silenzioso martirio. La donna fa tutti i lavori più pesanti. E ‘responsabile dei figli. Non può parlare senza il permesso dell’uomo. Deve servire il marito in tutto. Non può parlare direttamente con un uomo guardandolo negli occhi. Una lei non spetta l ‘ utilizzo del denaro. Deve acconsentire a tutti i desideri del marito. Queste donne vi assicuro sono regine! Sono regina nel portamento, nel modo di vestire, nell’accoglienza, nel modo di lavorare … hanno una dignità enorme! Per me sono “sacro”, ispirano tutta l’antichità di questo popolo nel silenzio e nella lentezza dei loro gesti che definiremo quasi liturgici!

Compiti degli uomini, sono invece, costruire la casa, preparare e proporzionare le verdure da coltivare, abbattere alberi, preparare il campo per la coltivazione, procurare i vestiti per la famiglia e procurarsi il grasso in questo periodo critico.

L’economia macua è essenzialmente agricola e di sussistenza. I prodotti base sono cereali, mais e farina. Ma da quando è stata importata la manioca dall’ America ha preso il sopravvento. La pastorizia non fa assolutamente parte dello stile di vita Macua. Si limita una casa domestica (gallina, capre, maiali) ma solo per poche famiglie! L’agricoltura può essere definita seminomade per il fatto di non conoscere la rotazione dei terreni, l’uso di fertilizzanti, un’adeguata aratura (solo bruciano in superficie) … per questo quando un terreno rimane improduttivo viene abbandonato per un altro.

QUI TUTTO NORMALE!

Per quanto mi riguarda, invece, sto finendo il corso di lingua (15 settembre) e anche se non so bene mi hanno detto che qui al centro ho abbinato abbastanza e non vogliono più tenermi !!!

A parte le battute, il clima che è stato creato in questi mesi tra noi missionari è veramente familiare e di grande confidenza. A volte mi sembra di stare in un “campo scuola per adulti”! Per cui vi lascio immaginare come non mi sia difficile trovarmi una mia agio e dare spazio alla creatività … Il clima è euforico!

Questi quattro mesi e mezzo sono serviti per studiare e capire la grammatica, ma è chiaro che ora arriva il più importante, ma anche più difficile: la studio e la pratica personale. E ‘impensabile imparare questa lingua senza uno studio quotidiano e molta pratica. Per cui è chiaro che ora, una volta ritornato alla missione, va ripreso tutto in mano. In questi giorni ho già iniziato una rilettura di tutta la grammatica unita a una pratica giornaliera. Sono stato anche tre settimane in un’altra missione per fare una specie di tirocinio ed è stato molto utile. Continua a celebrare la messa ei sacramenti in lingua macua e ogni volta mi accorgo che miglioro un po ‘! Ora la difficoltà più grande è di armonizzare gli impegni che incontrerò nella missione con lo studio e la lettura … ma è indispensabile farlo!

Sono contento di poter iniziare definitivamente il mio lavoro a pieno regime … In questi mesi è stato come assaggiare piccoli bocconi di una grande cortina. Ora l’immersione è totale!

Io sto bene e sono carico anche i popoli di Namahaca. E ‘chiaro che in questi mesi il lavoro non si è fermato, ma è continuato splendidamente con i suori. Ora noi siamo in pieno anno pastorale per cui questi mesi mi serviranno per osservare il “ritmo” della parrocchia. Rimanendo un po ‘dentro e un po’ fuori in questo tempo è stato molto utile perché mi ha aiutato a osservare molto e cercare di comprendere. Tante cose non fanno più paura come all’inizio!

Lasciando il Centro di Anchilo, dove sono stato fino ad ora, sarà anche più difficile comunicare. In questi mesi ho tediato con tanti scritti per farvi accompagnare passo passo il mio inserimento, ma adesso penso che sia un po ‘più complicato, o almeno, con tempi più lunghi. Comunque mi impegno a tenervi informati il ​​più possibile!

Al momento non vi racconto nulla della pastorale … con le suore abbiamo condiviso alcune cose, pensiamo ad altri, abbiamo altre cose da sognare … ma in futuro ti racconterò più precisione!

Vorrei rivolgere un saluto tutto speciale ai gruppi adolescenti e giovani delle varie parrocchie dove ho svolto il mio ministero, oltre, chiaramente, anche a tutti gli altri. Il mese di settembre è il mese della “ripresa” non solo scolastica ma anche delle attività parrocchiali. E ‘un mese delicato, ma anche ricco di “voglia di ricominciare”. Forza! Si riparte con entusiasmo! Dateci dentro!

BUON CAMMINO E BUONA NUOVO ANNO PASTORALE A TUTTI!

Pe. Silvano

Agosto 2007