SFOLLATI

DA LEGGERE !!!

Cavà (Mozambico) 18/6/2020

Carissimi amici,

la pandemia Covid-19 ci ha ribaltato dentro e fuori come dei calzini e forse possiamo dire: “meno male!”. Qui in Mozambico siamo ancora in piena quarantena e al terzo mese di isolamento. I casi sono molto pochi rispetto all’Italia, ma in continuo aumento.

Il Coronavirus però non è la nostra più grande preoccupazione in questo momento, perché c’è un male più grande che sta mietendo molte più vittime della pandemia e in un modo molto più crudele. Ci troviamo davanti a un dramma umanitario che ci fa sentire tutto il peso di una umanità ferita, maltrattata e spinta alla fuga.

Casella di testo: Figura 1: Caserma della Polizia assaltata dai fondamentalisti nel mese di Maggio

Figura 1: Caserma della Polizia assaltata dai fondamentalisti nel mese di Maggio

L’attuale emergenza in cui la nostra Diocesi di Nacala si trova ha origine nell’impennata di violenza nella Provincia di Cabo Delgado, il cui confine si trova appena a 70 km dalla mia missione. Da circa 3 anni la gente vive quotidianamente sotto la minaccia del fondamentalismo islamico che ha come obbiettivo il creare la Provincia dell’Africa Centrale, dentro quello che è definito lo Stato Islamico. Si tratta di un fondamentalismo importato dal Congo, Kenia, Tanzania e che ora sta arruolando tra le sue fila anche molti mozambicani che vengono convinti a suon di quattrini.

Le persone che vi aderiscono ricevono soldi, lavaggio del cervello e addestramento. Si fanno convinti che la vera religione è l’Islam fondamentalista (anche quello moderato è rifiutato!) e che l’unica forma di riscatto e di trovare giustizia in un paese fortemente corrotto è farne parte.


Figura 2: Interessante video della BBC (clicca sul link in basso)
https://www.bbc.com/news/world-africa-52532741

Le persone sentono di essere dei liberatori inviati da Dio col compito di ripulire tutto quello che il mondo occidentale ha traviato e inquinato.   

Il bollettino di guerra da mesi è sempre lo stesso: attacchi a villaggi, incendi di case e campi, decapitazioni, sgozzamenti, morti, morti, morti… tanti, troppi! Sono circa 3 anni che si continua così ma come sempre nessuno ne parla, nessuno interviene. Lo stesso governo mozambicano non sa che pesci pigliare. All’inizio è stata messa in campo la polizia locale, poi l’esercito, infine le forze speciali dell’esercito. Sforzi vani!

I gruppi armati sono di cellule difficili da individuare, un nemico invisibile: non c’è una divisa a cui sparare e usano la tattica della guerriglia e questo rende difficile sapere dove e quando attaccheranno. Si muovono in piccoli gruppi (cellule appunto) ognuna di esse autonoma e rendono Cabo Delgado un labirinto minato.

Figura 3: Campi di addestramento nella boscaglia

Il governo negli ultimi periodi è ricorso a risposte armate “non ufficiali”, dapprima con mercenari russi e poi con quelli sudafricani. Purtroppo il risultato non cambia: la gente muore! Negli ultimi mesi il fenomeno è sfuggito di mano e cresce a dismisura.

Ora gli attacchi non sono più rivolti a piccoli e sperduti villaggi, ma a grossi centri abitati (sedi di distretto) fino ad arrivare a soli 30 km da Pemba, cittadina capoluogo della Provincia, dove i fondamentalisti sono stati respinti dai mercenari sudafricani.

Migliaia di persone stanno fuggendo dalle loro case abbandonando il poco che avevano. Si scappa nella boscaglia, ci si nasconde, chi ha qualche spicciolo in tasca prende un mezzo di trasporto e scappa più lontano possibile da questo terrore che non guarda in faccia né alle donne né ai bambini.

Secondo l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati a febbraio c’erano già 100.000 persone sfollate, ma oggi sappiamo essere molte di più, sicuramente più di 200 mila. Solo dall’inizio dell’anno, ci sono stati 28 attacchi in 11 dei 16 distretti amministrativi che compongono la regione, che è una delle meno sviluppate del Mozambico nonostante sia molto ricca di risorse naturali (si trova qui uno dei più grandi giacimenti al mondo di gas naturale, oltre che miniere di rubini…).

Figura 4: Famiglia di sfollati arrivati nella nostra Diocesi

Alcune di queste persone, bambini, ragazzi e donne, fuggono nella savana, dormono all’aperto e oltre a non avere da mangiare hanno un accesso molto limitato all’acqua potabile, vivendo in condizioni che mettono a rischio anche la loro salute. Ma l’esodo degli sfollati si allarga a macchia d’olio oltrepassando i confini della Provincia di Cabo Delgado.

Circa 1.500 sono già arrivati nella città di Nampula, capoluogo della nostra Provincia. Altri 500 circa sono in 2 distretti che distano rispettivamente 60 km e 130 km da me e che appartengono al territorio della diocesi di Nacala.

I numeri cambiano di continuo e il fenomeno è destinato a crescere.


Figura 5: Famiglia di sfollati arrivati nella nostra Diocesi

La gente che sta arrivando da noi e che è riuscita a fuggire è testimone di omicidi, mutilazioni, torture e case in fiamme insieme a piantagioni e attività commerciali. Il Governo non ha nessun piano di emergenza e gli sfollati sono ora ospitati in famiglie. Nella stessa capanna di paglia che ospita normalmente 8/9 persone già in condizioni precarie, se ne aggiungono altrettante così 18/20 persone vivono nella stessa capanna in condizioni alimentari, igieniche e sanitarie insufficienti. La stagione del raccolto quest’anno è stata molto povera, soprattutto di fagioli quindi il cibo nelle case è anche meno del solito. In casa non c’è spazio, l’acqua non basta, la latrina (dove c’è) ha costantemente la fila. Le pentole e i piatti non sono sufficienti, non esistono coperte per tutti e si dorme ammucchiati come cani.

In attesa che i grandi della terra (ONU, UNCHR, ecc.) facciano delle scelte in qualche comodo ufficio con sedie di pelle e deumidificatore per respirare aria più leggera delle loro coscienze, la nostra diocesi e le parrocchie si sono mosse.


Figura 6: Incontro delle Commissioni Diocesane con le autorità politiche del Distretto

La gente qui non celebra l’Eucarestia da mesi ma la vive tutti i giorni! Le famiglie aprono le porte di case senza porte e dividono il poco che hanno. L’ospitalità si dà sempre e comunque, è sacra. Non importa se chi arriva è terrorizzato, affamato, forse ammalato di covid-19 o un potenziale fondamentalista islamico infiltrato, si accoglie sempre.

La gente offre, soldi, manciate di prodotti, un po’ di zucchero….TUTTO FA EUCARESTIA!


Figura 7: Consegna di alimenti da parte di alcuni missionari

Le commissioni sociali della diocesi (Caritas, Giustizia e Pace, Migranti e Sfollati) si sono messe all’opera e mostrano tutta la bellezza del Vangelo vissuto. Arrivano gli appelli alle nostre povere missioni e raschiamo il fondo di un barile di una situazione economica fin troppo spremuta. Raccogliamo riso, farina, zucchero, sapone e mandiamo tutto alla Caritas… poi il Signore penserà anche a noi.

Giorni fa si sono realizzati due incontri con le amministrazioni locali dei distretti in cui sono ospitati gli sfollati. La diocesi cerca di scuotere il Governo e sta spingendo perché ci sia collaborazione. Stiamo presentando un piano di emergenza ad alcune organizzazioni internazionali che si sono dimostrate disponibili ad aiutare, ma per tutto questo servono i tempi della burocrazia… due settimane forse tre, ma la gente non può aspettare a mangiare! Ogni briciola di cibo allunga la vita di tante persone fino all’intervento di questi aiuti esterni.

Si sta pensando di allestire un campo per alleggerire le famiglie che ospitano gli sfollati. Insieme Governo e Chiesa siamo stati a vedere lo spazio, a valutarlo. Si lavora insieme ed è difficile ma bello!


Figura 8: Sopraluogo al terreno che ospiterà il campo di accoglienza

Le nostre catechesi, pastorale, formazioni, Messe sono ferme da 3 mesi per la pandemia, ma non per questo non siamo Chiesa: ora è il tempo della CARITA’ che rende autentica l’eucarestia che celebreremo domani. Pregate per tutto questo Corpo di Cristo martoriato e in fuga!

Don Silvano Daldosso

Nuove violenze nel nord del Mozambico costringono migliaia di persone a fuggire

Sono già oltre mille gli sfollati arrivati anche nella nostra diocesi e crescono di giorno in giorno. Ricordateci !!!

Don Silvano

07 febbraio 2020     UNHCR – MOZAMBICO

Nuove violenze nel nord del Mozambico costringono migliaia di persone a fuggire

Questo è un riassunto di ciò che è stato detto dal portavoce dell’UNHCR Andrej Mahecic – al quale può essere attribuito il testo citato – durante la conferenza stampa di oggi al Palais des Nations di Ginevra.

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sta aumentando la sua risposta nella provincia di Cabo Delgado in Mozambico, dove la recente escalation di violenza ha costretto migliaia di persone a fuggire per le loro vite. Almeno 100.000 persone sono ora sfollate in tutta la provincia.

Negli ultimi mesi c’è stato un drammatico aumento di attacchi brutali da parte di gruppi armati, con le ultime settimane il periodo più instabile da quando gli incidenti sono iniziati nell’ottobre 2017. In totale, almeno 28 attacchi sono stati effettuati nella provincia dall’inizio dell’anno. Gli attacchi si sono ora diffusi in nove dei 16 distretti di Cabo Delgado. La provincia è una delle parti meno sviluppate del Mozambico. Gli attacchi si stanno ora diffondendo nei distretti meridionali di Cabo Delgado, spingendo la gente a fuggire a Pemba, la capitale della provincia. Uno degli ultimi incidenti è avvenuto a soli 100 chilometri da Pemba.

I gruppi armati hanno preso di mira casualmente i villaggi locali e terrorizzato la popolazione locale. Quelli in fuga parlano di omicidi, mutilazioni e torture, case bruciate, raccolti distrutti e negozi. Abbiamo notizie di decapitazioni, rapimenti e sparizioni di donne e bambini.

Gli aggressori a volte avvertono la popolazione locale dove e quando colpiranno, creando panico mentre le persone si precipitano a fuggire dai loro villaggi. La maggior parte lascia tutto alle spalle, non avendo tempo di prendere oggetti personali, cibo o documenti di identità. Finora centinaia di villaggi sono stati bruciati o ora sono completamente abbandonati mentre gli aggressori svolgono una vasta e indiscriminata campagna di terrore. Anche le istituzioni governative sono state prese di mira.

I civili sono fuggiti in molte direzioni, comprese le piccole isole, dove molti non hanno nessun posto dove stare. Alcuni, tra cui molti bambini e donne, dormono male e hanno un accesso limitato all’acqua pulita. La maggior parte degli sfollati interni (IDP) si sono rifugiati con famiglie o amici aggiungendo pressione alle risorse locali già scarse. Molti sfollati vivono in condizioni pessime. Sei persone sono morte di diarrea il mese scorso sull’isola di Matemo.

In risposta al rapido deterioramento della situazione umanitaria e su richiesta del governo mozambicano a tutte le agenzie umanitarie, l’UNHCR sta espandendo la sua presenza nella provincia per rispondere meglio alle crescenti esigenze della popolazione sfollata. Molti sono sopravvissuti alla violenza e alle violazioni dei diritti umani e hanno urgente bisogno di protezione e supporto psico-sociale.

L’UNHCR contribuirà a coordinare tutte le attività di protezione in collaborazione con il governo. L’UNHCR distribuirà aiuti e personale aggiuntivi per soddisfare la necessità, inizialmente per 15.000 IDP e comunità ospitanti nelle prossime settimane.

Molte aree colpite dagli attacchi sono state devastate dal ciclone Kenneth nell’aprile 2019. A quel tempo, circa 160.000 persone erano state direttamente colpite e avevano bisogno di assistenza. Anche le persone a Cabo Delgado sono state gravemente colpite dalle recenti alluvioni, che hanno distrutto i ponti, limitando ulteriormente il loro accesso al cibo e ad altre risorse.

L’UNHCR chiede appello urgente e forte per aumentare la sua risposta in Mozambico. Nel frattempo, l’UNHCR sta impegnando US $ 2 milioni dalla sua riserva operativa per soddisfare le esigenze iniziali.

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Mozambico: Cabo Delgado è l’ultimo avamposto dello Stato islamico?

Una ribellione ribollente islamista in un remoto angolo del Mozambico è scoppiata in una guerra aperta nelle ultime settimane, con notizie di massacri, decapitazioni e il breve sequestro di due città nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, scrive il corrispondente della BBC Africa Andrew Harding.

Gli uomini armati camminavano con calma attraverso l’erba alta, costeggiando un grande edificio bianco, apparentemente non turbati dal suono degli spari.

La maggior parte portava fucili automatici e indossava variazioni di quelle che sembravano uniformi dell’esercito mozambicano. Qualche altro sparo risuonò in lontananza e qualcuno gridò “Allahu Akbar” – Dio è il più grande – come in risposta.

Le riprese video, girate il mese scorso su un telefono cellulare a Muidumbe, sono state nuove e potenti prove del fatto che un oscuro conflitto nella regione più settentrionale del Mozambico si è ora spostato all’aperto, in modo impressionante e allarmante.

Un secondo video, girato poche settimane prima, mostrava un morto – apparentemente un poliziotto – che giaceva in una pozza di sangue. La telecamera si è quindi spostata per rivelare un altro cadavere, poi un terzo sdraiato sotto un veicolo di polizia nero, quindi un quarto corpo all’aperto e infine una grande pila di armi automatiche in una sorta di deposito di polizia o militare.

Quanto sono vicini i collegamenti allo Stato islamico?

Quel filmato è stato girato nel porto strategico di Mocimboa da Praia, che è stato sequestrato brevemente e drammaticamente dai militanti il ​​24 marzo. Due giorni dopo, hanno sequestrato un’altra città importante, Quissanga.

“Ora hanno pistole e veicoli, quindi si muovono facilmente e possono attaccare ampiamente. E stanno usando le uniformi dei soldati. Quindi, le persone sono molto confuse e molto spaventate”, ha detto il vescovo cattolico di Pemba, Luiz Fernando Lisboa.

Quei due assalti militari su larga scala e manipolati sono la prova di un cambiamento radicale nella strategia per il gruppo conosciuto localmente come al-Shabab, sebbene non abbia collegamenti noti con lo stesso nome del gruppo jihadista somalo, che è affiliato ad al-Qaeda .

Ha trascorso gli ultimi due anni operando nell’ombra, attaccando villaggi remoti in tutta la provincia, aggredendo le pattuglie dell’esercito su strade isolate, instillando il terrore in molte comunità rurali, costringendo forse 200.000 persone a fuggire dalle loro case….

Le riprese video del distretto di Mocimboa da Praia e Muidumbe sono state rapidamente incorporate nei film di propaganda del cosiddetto gruppo dello Stato islamico (IS), trasmessi dalla Amaq News Agency.

L’IS ha rivendicato la responsabilità di una serie di recenti attacchi in Mozambico, che ha una popolazione musulmana di circa il 18%, e sembra promuovere lì il suo coinvolgimento come parte di un’operazione di “franchising” che l’ha vista espandersi in diverse parti del Africa.

All’idea che la ribellione a Cabo Delgado sia, in sostanza, parte di un movimento jihadista globale, è stata data attendibilità dagli stessi militanti, che hanno pubblicamente giurato fedeltà all’IS lo scorso anno.

Ma in un video separato, girato quest’anno e distribuito su WhatsApp in Mozambico, un leader militante ha offerto una spiegazione molto più sfumata per le azioni del gruppo.

La gente del posto si lamenta della discriminazione

“Occupiamo [le città] per dimostrare che il governo di questo tempo è ingiusto. Umilia i poveri e dà il profitto ai capi”, ha detto l’uomo alto, senza maschera, in uniforme color kaki, circondato da altri combattenti.

L’uomo parlava spesso dell’Islam e del suo desiderio di un “governo islamico, non un governo di non credenti”, ma citava anche presunti abusi da parte delle forze armate del Mozambico e si lamentava ripetutamente che il governo era “ingiusto”.

Sono già oltre mille gli sfollati arrivati anche nella nostra diocesi e crescono di giorno in giorno.

Ricordateci!!!

LETTERA APERTA AI VESCOVI ITALIANI. PER INIZIARE UNA NUOVA STORIA

Appello della Commissione Giustizia e Pace dei Missionari Comboniani – (30 Aprile 2020)

La Commissione Giustizia & Pace dei Missionari Comboniani si rivolge ai vescovi chiedendo la stessa tempestività e vigore espresse per ribadire la libertà di culto, anche nella difesa dei più sofferenti del pianeta e contro il mercato delle armi.

Cari padri Vescovi, pace e vita.
In questo tempo dolorosissimo per l’umanità intera afflitta dalla pandemia, come missionari, portiamo nel cuore il grido dei tantissimi impoveriti che sale a Dio da ogni angolo del mondo. Dall’Amazzonia alle baraccopoli africane, dai fratelli e sorelle migranti nei lager libici e nei campi profughi delle isole greche che cercano di scappare in mare rifiutati dall’Italia e dall’Europa, a quelli che tentano la rotta balcanica.

In questi giorni sono in corso vere e proprie lotte per il cibo a Nairobi, Ougadougou, Johannesburg. Ma anche qui in Italia, molte più persone sentono i crampi della fame e bussano alle nostre Caritas. Come non riconoscere in questi crocifissi il volto di Gesù di Nazaret? (Mt 25,31-46)

Abbiamo notato la tempestività del comunicato con cui avete rivendicato la libertà di culto nei confronti del governo e vi chiediamo la stessa determinazione e prontezza di intervento laddove la carne di Cristo è trafitta nei più poveri e abbandonati.

Ribadiamo convintamente che l’Eucarestia rappresenta la fonte e il culmine della vita cristiana e sentiamo l’urgenza di ritrovarci insieme come comunità attorno all’altare della parola e del pane spezzato. Proprio per questo siamo convinti che la celebrazione eucaristica continua nell’accoglienza dei migranti, nella pratica della giustizia sociale, nella promozione della pace e dei diritti umani, nell’impegno con gli ultimi.

Ci uniamo alle parole profetiche di Papa Francesco il quale ci ricorda che il virus peggiore da combattere è quello dell’indifferenza e durante l’omelia della seconda domenica di Pasqua afferma: «Mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua il vero pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente… quel che sta accadendo ci scuota dentro: è tempo di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità!».

Questa pandemia ci insegna che è tempo propizio per iniziare una nuova storia e avere lo stesso coraggio e la stessa parresia degli apostoli che hanno abbandonato il cenacolo, dove erano rinchiusi per paura, per uscire ad annunciare il Vangelo della vita.

Cari Vescovi, non rimanete in silenzio e gridate insieme a tanti uomini e donne:

  • lo scandalo della strage di Pasquetta quando morivano nel Mediterraneo 12 migranti dimenticati dall’Italia e dall’Europa;
  • lo scandalo dell’aumento della produzione di armi nel mondo (i dati di questa settimana del SIPRI, l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma, parlano di spese di 1.900 miliardi di dollari, il valore assoluto più alto dalla fine della Guerra Fredda) che continuano ad alimentare guerre in Libia, Yemen, Camerun, Siria e affamano intere popolazioni togliendo risorse da investire nel settore sanitario per lottare contro il coronavirus;
  • lo scandalo della crisi alimentare mondiale (gli ultimi dati del rapporto FAO della scorsa settimana parlano di 135 milioni di persone nel mondo alla fine del 2019 in situazione di insicurezza alimentare acuta) che si aggrava oggi a causa del Covid-19 ma che non sente salire con determinazione l’appello alle autorità politiche ed economiche per un intervento eccezionale in soccorso agli ultimi.

Le periferie esistenziali che abbiamo vissuto in altri continenti e che ora viviamo qui nel nostro paese, ci spingono a rivolgervi questo appello, perché in tutti i discepoli di Gesù aumenti la compassione per gli ultimi, la fame e sete di giustizia e il coraggio di proclamare il Vangelo della vita piena per tutti.

ANCHE CAVA’ E MEMBA IN ISOLAMENTO PER LA PANDEMIA

Carissimi amici parrocchiani di Lughezzano e Corbiolo, qui nella missione di Cavá-Memba in Mozambico entreremo da domani nel regime di isolamento: scuole chiuse, niente catechesi, incontri, celebrazioni, ecc. Le mie comunità non potranno celebrare la liturgia della Parola la domenica, ne la settimana santa. Ogni famiglia pregherà nella propria capanna dove non c’è Facebook, Whatsapp, YouTube ne libri per avere le letture e forse nemmeno la capacità di leggerli o un rosario da far girare tra le dita….ma pregheranno col CUORE, il miglior strumento che Dio ci ha dato per star vicini a Lui. Il governo qui dice di stare chiusi in casa, usare la mascherina, stare isolati….Dove la mia gente trova una mascherina??? In che casa stare se in famiglia sono in 10 in 3 mt quadrati? ?? Isolati?? Come??
Oggi si è denunciato il primo caso di coronavirus in Mozambico. Ma qui forse solo l’1% ha la possibilità di farsi un tampone….per il resto dei 28 milioni di abitanti potrebbero scambiarlo come una malaria qualunque. Quanti casi ci sono quindi? Non si sa. Sappiamo solo che se arriva qui con la stessa forza e aggressività con cui ha attaccato da voi da sarà un’ecatombe e non riusciremo nemmeno a scavare fosse comuni in tempo utile. Gli ospedali sono pochi, lontani e senza farmaci. Terapia intensiva? Non sappiamo nemmeno cosa sia! La mia gente mi insegna la pazienza e la passività attiva aspettando che passi….tutto qua! Aspetteremo e vedremo se il Buon Dio terrà la sua mano su di noi!
Preghiamo gli uni per gli altri che è il miglior vaccino che esista e ringraziamo Dio che una volta tanto forse siamo quasi tutti uguali.

PENSIERI QUARESIMALI “INFETTI”

Cavá, Mozambico – 1 Marzo 2020

INTRODUZIONE

Sfogliando mentalmente la biblioteca orale dei proverbi ne trovo uno che mi suscita una certa curiosità: “Mal comune, mezzo gaudio”.

Ora, secondo il mio modesto parere, mi sembra che il proverbio si presti ad almeno tre interpretazioni:

  1. Il primo significato è piuttosto chiaro e si basa sul presupposto che le disgrazie, le avversità che ci colpiscono sembrano o diventano effettivamente più sopportabili se colpiscono anche altre persone.
  2. Il secondo è un po’ meno spietato del primo e si può interpretare che le sofferenze sembrano meno gravi quando sono condivise con altri. Il peso (male) lo si porta insieme (comune) e non da soli e così duole meno.
  3. Il terzo, a mio giudizio è il più nobile. Il passare per lo stesso male ci può portare a capire meglio il male dell’altro e ci stimola ad una solidarietà reciproca portando il peso dei nostri mali, ma insieme!

A partire da questa semplice riflessione linguistica vorrei lanciare qualche spunto provocatorio su quanto stiamo vivendo di qua e di lá del Parallelo Zero che divide i due emisferi non solo per geografia ma anche per situazioni sociali, economiche, politiche, sanitarie, pastorali, e forse di cattolicità.

Esiste una seria probabilità che queste poche righe urtino la sensibilità umana e cristiana di qualcuno e lo portino frettolosamente a formulare il giudizio di un testo profano, classista, irrispettoso e sfrontato.

Non sono preoccupato di questo ma piuttosto vorrei che a partire da questi pochi, striminziti e disordinati paragrafi possa nascere una riflessione provocante e sincera, almeno a livello personale.

Abbiamo tutti bisogno di scuoterci dalla calma dei nostri caldi salotti, dalle frustrazioni delle canoniche imborghesite e dalle certezze incrollabili delle Curie dai velluti di altri tempi.

Abbiamo bisogno di alzare di nuovo il capo e guardare a Colui che hanno crocefisso! A Colui che ha saputo nel deserto vincere le tentazioni del potere, della ricchezza e di farsi supplente di Dio! A Colui che ci ha comandato di annunciare il Vangelo fino agli estremi confini della terra a tutte le nazioni e non solo a quelle che possono permetterselo perché più ricche di mezzi e risorse.

Se non erro mi sembra abbia pure detto che i pubblicani e le prostitute ci passeranno davanti nel Suo Regno e non vorrei certo trovarmi abbandonato dalla mia gente e sentirmi dire da loro che ho sbagliato tutto. Sarebbe come aver perso l’anima per sempre!

Premetto che quanto segue è nato da una mia riflessione personale e non vanta certo i criteri di infallibilità che hanno solo certi soggetti all’interno della Chiesa e nemmeno su tutti gli ambiti!

Mi limiterei dunque a classificarlo come una riflessione di un “prete di campagna” che ha la fortuna di abitare, vivere e respirare una “campagna” in terra di missione nel grande continente che è la culla della nostra umanità dove insegnano più le parole e i fatti dei libri e dei decreti.

FATTO

I fatti che mi hanno mosso a scrivere questi “pensieri infetti” sono quelli relativi al Coronavirus e suoi annessi.

Prima ancora che venisse alla luce il paziente zero in Italia, qui in Mozambico, precisamente nelle città di Maputo (capitale) e Nampula, erano stati riscontrati vari casi di virus con relativi decessi. La notizia non è chiaramente arrivata all’emisfero dei colonizzatori, perché di solito il nostro “male” non è che interessi a molti nel mondo. Ma invece è giunta a noi la vostra disperazione appena il virus ha fatto breccia nello Stivale decidendo di dare inizio al contesto apocalittico proprio nel ricco nord lombardo, padano e di pura razza italiana.

Non so se gli italiani non hanno fatto esperienza del “mal comune, mezzo gaudio” con i cinesi o il resto del mondo, ma almeno hanno toccato la fragilità del sistema umano e dell’intero pianeta, e soprattutto credo ci si sia resi conto che la campana di vetro sotto cui si è sempre vissuto non è così ermetica e può lasciare entrare impurità che probabilmente per il resto del mondo sono pane quotidiano.

Qui da noi, in Mozambico, non è scattato nessun piano di emergenza, nessun restringimento e nessun controllo. La vita prosegue come prima! Abbiamo solo un virus in più nel Paese, e nemmeno tanto grave rispetto a ciò con cui quotidianamente ci confrontiamo.

Qualche esempio: nell’anno 2016 solo nell’Africa Subsahariana sono state registrate 24,5 milioni di persone infette di HIV di cui 2 milioni sono morte! Significa il 6% della popolazione dell’Africa Subsahariana (Fonte: UNAIDS, 2006 Report on the global AIDS epidemic).

In Mozambico nell’anno 2018 adulti e bambini morti per AIDS sono stati 70.000 (Fonte: CIA World Factbook) su una popolazione di 27 milioni di abitanti.

A questi si aggiungono le vittime di malaria, che nel 2016 sono state nel mondo 429 mila, di cui il 92% appartengono all’Africa cioè 394.680 persone. Due terzi dei 429 mila sono bambini sotto i 5 anni.

A queste tristi cifre vanno aggiunte le malattie/infezioni (minori). Secondo quanto risulta all’Organizzazione Mondiale della Sanitàsolo nei primi 6 mesi del 2018 in Africa subsahariana sono morte 2.516 persone a causa di malattie infettive che facilmente si potrebbero evitare.

Sono circa 4 mesi che nelle mie comunità sento ripetere un quotidiano bollettino di guerra per i morti di morbillo. Sono centinaia e centinaia i bambini che stanno morendo per questo virus includendo anche vari adulti. Potrei continuare questa lista fino a farvi rivoltare le budella, ma credo che infierire non serva…. A buon intenditore, poche parole!

Ora in Italia sono 1.051 le persone che ad oggi risultano positive al coronavirus. A queste si aggiungono 29 persone decedute e 50 guariti. Complessivamente, dall’inizio dell’emergenza sono stati dunque 1.151 i contagiati. È l’ultimo bilancio fornito dal capo della Protezione civile, Angelo Borrelli (1 Marzo 2020).

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Siamo tutti d’accordo che il valore della vita è un assoluto che non dipende dalla razza, dalla lingua, dal colore della pelle, dal luogo in cui si vive e nemmeno se a morire è un solo individuo o mille, giovane o anziano!

Madre Teresa ci insegnava che Vita è Vita! Punto e basta!

Però penso che conveniamo anche sul fatto che comparare le realtà dei due emisferi sia semplicemente ridicolo!

Ed è ridicolo il mondo occidentale che reagisce in questo modo senza indignarsi per le epidemie che da decenni mietono migliaia di vittime in Africa!

Ed è pure ridicolo che dentro a tutto questo fenomeno fobico e menefreghista di un mondo che non è capace di superare i confini padani, ci siano dei cristiani che ora sono preoccupati su dove andare a “prendere messa” per non perdere la “loro” santificazione!

A mio avviso è semplicemente assurdo!

Ha senso che noi tutti ci professiamo ancora cristiani se non siamo capaci di poter sentire il “mal comune” che vivono altri milioni di persone per tempi ben più lunghi di due settimane?

Ha senso che cerchiamo un prete in questi giorni per poter FARE LA COMUNIONE se noi il male COMUNE (=comunione) non lo vogliamo sentire?

La nostra comunione eucaristica rischia di diventare falsa o, peggio ancora, di diventare la nostra condanna.

Comunicarci a Gesù, di Gesù, con Gesù e in Gesù vuol dire rendere visibile questa Comunione!

Dev’essere una Comunione che va oltre al fatto di sedermi vicino a un estraneo quando vado in chiesa, dev’essere un profondo e ampio respiro sul mondo che Gesù ha amato sino alla fine dall’alto della sua Croce! Finché non sarà questo lo spirito che ci spinge siamo solo dei cristiani bigotti, conformisti e incoerenti.

A questo punto ognuno di noi provi a pensare al proverbio che apriva questo scritto e faccia un vero esame di coscienza dentro di sé per sapere che significato dá a quelle parole.

SPUNTI PASTORALI

Nella mailing list della Diocesi di Verona, segno di comunione per i preti espatriati, ricevo gli accorati appelli del Vescovo e del Vicario Generale sulle direttive da tenere come fedeli e parroci delle parrocchie.

Sento tutta la passione del pastore nel nostro Vescovo che sprona i cristiani a “santificare la festa”, come comanda il catechismo, cercando forme di preghiera alternative alla Messa comunitaria e proponendo la comunione spirituale attraverso una preghiera. Si sente lo spessore dell’uomo di chiesa e del pastore che ha bisogno di questa COMUNIONE col suo gregge che in questo momento percepisce disperso e minacciato. Leggo la sollecitudine e la precisione del Vicario Generale nel presentare le ordinanze ricevute e i suggerimenti su come vivere il segno delle ceneri e la celebrazione della domenica.

Mi giungono poi dei comunicati di alcune parrocchie dove si dice che la Messa o Rosario,  si possono seguire su Youtube, Streaming, pagine web, numeri verdi, ecc….

Davanti a tutto questo mi sorgono domande profonde e forse un po’ sacrileghe.

Mi piacerebbe che la stessa gerarchia cattolica di Verona avesse la medesima preoccupazione/comunione per i cristiani delle 47 comunità che formano la mia missione dove la messa col prete ce l’hanno 2 o 3 volte l’anno quando va bene! Dove la comunione eucaristica si conta appena sulle dita di una mano se ci aggiungiamo Natale e Pasqua.

Mi domando:  nel cuore dei miei superiori c’è la stessa ansia anche per i miei cristiani, compresi quelli delle altre missioni, perché possano riunirsi a celebrare l’eucarestia con un prete?

La Chiesa di Verona ha sempre meno invii di preti e laici per le missioni e tutte le nostre realtà missionarie sono in sotto numero o con tempi supplementari di alcuni missionari.

I sonni di Vescovo e Vicario Generale a Verona sono turbati da cosa proporre ai cristiani per avere ristoro nei sacramenti. Per l’emisfero subsahariano della diocesi di Verona è giusto allora che i cristiani abbiano Messa e comunione 2 volte all’anno perché non ci sono preti sufficienti da mandare?

Mi chiedo allora se la mia gente che ogni domenica celebra con l’animatore di comunità laico sia o non sia in comunione ecclesiale con tutta la Chiesa (quindi di dubbia Cattolicità) o se esistono due tipi di Cattolicità! Esiste una Chiesa Cattolica che ha bisogno di innalzare i segni a simbolo di fede non essendo capace di iniziare la Quaresima senza il gesto – e non sacramento – delle ceneri. Segno che solo ed esclusivamente il sacerdote impone anche se si è in momenti straordinari come questo; esiste una Chiesa Cattolica dove invece si deve obbligatoriamente delegare tutto alla presenza laicale incluso la benedizione e imposizione delle ceneri.

Ritengo che anche come Chiesa siamo ben lontani dal rendere vera la comunione che riceviamo nelle nostre eucarestie, magari concelebrate da tanti preti senza parrocchie e profumate di incensi e canti che ci regalano le melodie di quanto è bello essere una Unica e Santa Chiesa Cattolica.

Sinceramente da una situazione del genere mi piacerebbe che potesse nascere un “mezzo gaudio” tra la Chiesa di Verona e quella delle missioni del sud del mondo.

Sarebbe bello che ci fosse un qualche passo azzardato tipico dei profeti e dei santi che sanno leggere i tempi e scrutare quando è opportuno osare per scavalcare le barriere della polvere, del conformismo e della tradizione bieca che spesso ci impedisce di volare sulle ali dello Spirito: un invito ai cristiani a ritornare alle origini della Chiesa (Atti 2,42ss) in cui ci si riuniva nelle case nello spezzare il Pane della Parola.

Desidererei che in una delle ordinanze dalla Curia vescovile ci fosse scritto che i fedeli potevano santificare la festa riunendosi dentro il proprio condominio, nella propria casa e che si celebrasse la liturgia della Parola sentendo che quella Parola accomuna il mondo intero e rende davvero la Chiesa Cattolica, cioè universale.

Chissà  quanti parroci invece di affidare il nostro più Sacro a Youtube, Streaming, ecc. hanno invitato qualche laico a venire a raccogliere l’eucarestia in parrocchia per portarla nei “cenacoli” dei condomini o degli appartamenti dove si viveva la celebrazione della Parola?

Sarebbe bello che Gesù entrasse a vedere le case della sua gente abbandonando gli incensi, gli ori degli ostensori e i marmi dei tabernacoli e  tornasse nuovamente σάρξ (sarx, carne) tra l’umanità.

Gesù potrebbe così passare in tanti giro scala dove si respira indifferenza e distacco, scrutare le fotografie dei lutti appese ai muri delle case e sedere sui divani su cui tante mamme aspettano i figli rientrare la notte… Magari sbircerebbe qualche bolletta della luce non pagata di qualche pensionato per colpa di una pensione troppo corta e stretta per le alte esigenze della società moderna… E forse Gesù sarebbe spezzato nella casa di qualche divorziato o convivente sentendone tutta la sofferenza e chiedendogli magari di far COMUNIONE con lui.

Forse stiamo perdendo un’occasione in cui i cristiani potrebbero diventare forte testimonianza in qualche atrio di condominio e missionari in casa propria, invece ci stiamo lasciando vincere ancora dall’individualismo e non dalla comunione!

Abbiamo affidato la nostra comunione ai potenti mezzi digitali in modo che ognuno, da solo, in qualsiasi momento potesse godersi la sua Messa in santa pace. Che contraddizione!!

Ciò che per eccellenza esprime la comunione l’abbiamo reso fatto privato e segreto, ma almeno abbiamo salvato le ortodossie cattoliche occidentali!

Prevale così ancora la logica del nostro orticello che va salvaguardato e rispettata la manciata di regole cristiane che sentiamo necessarie per definirci tali. I laici rimangono nei banchi o nelle poltrone di casa ai loro posti e la gerarchia ne è rimasta illesa, sacra.

Desidererei che la mia Chiesa di Verona potesse sentire un “mezzo gaudio” facendo l’esperienza che molte genti cristiane fanno nel mondo d’oggi! Che bello se si avesse il coraggio di prendere questa palla al balzo per vivere più apertura, magari mettendo a rischio qualche formula liturgica della quaresima, ma sentendo che in quel momento i cristiani sono responsabili di “far loro quaresima” e non di delegarla all’azione liturgica di un sacerdote addetto ai lavori della sacrestia. Si sentirebbe così tutto il peso del protagonismo di ogni battezzato e  santificando la domenica più che in qualsiasi altra messa trasmessa in TV.

Anche i laici ne escono altrimenti sconfitti! Come cristiani adulti e maturi dovrebbero sentire il bisogno di dire al loro Vescovo e al loro parroco: “Ci pensiamo noi a santificare la domenica! Non serve che ci registriate la Messa preconfezionata. La Bibbia la sappiamo leggere e meditare.”

Diversamente ritengo ciò un’umiliazione e una mancanza di corresponsabilità.

Il giorno che io ho un imprevisto e non arrivo nella comunità per la Messa programmata, la comunità inizierà la celebrazione e “santificherà” la domenica anche se il prete non è riuscito ad arrivare.

Perché ci sono due Chiese così diverse?

Nei 16 lunghi anni di guerra civile in Mozambico i missionari non potevano girare per visitare le diverse comunità spesso lontane e in luoghi di forte guerriglia. In questo contesto i cristiani hanno assunto la vita cristiana delle proprie comunità con la responsabilità della catechesi, delle celebrazioni, di andare a prendere la comunione alla missione passando per le boscaglie minate.

Tutt’ora è così, ma senza guerra per fortuna! Di preti, nel mio caso, ce n’è uno per un territorio di 90km², 15/20 mila cristiani divisi in 47 comunità che significano 47 chiese in cui celebrare. La settimana scorsa abbiamo aperto la catechesi con un centinaio di catechisti e 950 catecumeni a livello di tutta la missione spalmati sui 3 anni del catecumenato. Tutto ciò è portato avanti dalla presenza dei laici che organizzano, promuovono e sostengono!

Mi chiedo cosa avverrà invece a Verona quando non ci saranno più preti? Ci confesseremo su skype? Magari i nostri templi di preghiera saranno caratterizzati da un grande schermo dove il vescovo con una sola Messa celebrata raggiungerà le 370 parrocchie della diocesi?

COCLUSIONE

Penso che come diceva il Concilio Vaticano II, dovremmo osare di più nel leggere i “segni dei tempi” e ogni tanto cercare di pensarci un po’ più capaci di portare insieme i pesi degli altri perché li capiamo e li sentiamo anche nostri.

Forse i tempi non sono ancora maturi, forse le nostre antiche diocesi fanno oggi giorno più fatica di un tempo a liberarsi dalle millenarie tradizioni e non riescono a scorgere fessure dove lo Spirito ci invita a passare senza paura ma credendo in Colui che tutto può!

Rischiamo altrimenti di trasformarci in un resto di Chiesa fatta di conformisti e burocrati incapaci di vivere “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore(Gaudium et Spes).

Che il Buon Dio in questa quaresima doni a tutti noi il dono della conversione sincera!

P. Silvano Daldosso

Missionario Fidei Donum in Mozambico

Qualcosa sta crescendo

25 gennaio 2020

Le semine stanno mostrando le nuove pianticelle.

Speriamo prosegua tutto bene per poter arrivare ad abbondanti raccolti.