Quale Natale?

Natale 2018 – Cavá, Mozambico

 

Non sopporto l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapaci di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

 + Tonino Bello

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In questi giorni ho meditato a lungo sugli “auguri scomodi” di Don Tonino Bello. E’ uno scritto di un uomo di fede, le sue parole trasmettono umanità, profezia e grande voglia di cambiare il mondo attraverso il Vangelo di Cristo Incarnato.

Don Tonino mi ha provocato a guardare la realtà di missione in cui vivo con occhi di fede e di profezia. Mi ritrovo pienamente in queste sue parole che vorrei esplodessero anche nel vostro cuore, nelle vostre case, lette magari prima dei vostri pranzi o nelle vostre preghiere. Vorrei che provocassero quello che hanno smosso in me per sentire che come cristiani molte volte ci siamo accodati alla lunga fila della mediocrità o della tiepidezza. Spero che sentiamo queste parole come dei macigni e che urlano tutta la necessità di far Natale, incarnazione del Dio fatto uomo e povero.

Vi auguro che questo scritto possa provocare un gesto concreto di conversione nelle nostre esistenze e una profonda e proficua crisi della nostra povera e fragile fede.

Buon Natale amici cari! E facciamo spazio alla vera Speranza!

P. Silvano Daldosso – Missionario in Mozambico

 

Una risposta a “Quale Natale?”

  1. Mah, cosa vuoi che ti dica, ora è di moda parlare così come se tutte le ingiustizie del mondo fossero colpa nostra. Dovremmo forse flagellarci e cospargerci il capo di cenere? Carissimo Silvano ognuno ha la sua pena! e a me sembra più cristiano viverla in silenzio e nella speranza. Tutti questi “don Tonino” che si stracciano le vesti o meglio, stracciano quelle degli altri, mi sembrano tanto, tanto falsi e ipocriti e sono certo che nel presepio di Gesù stonerebbero molto.

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